La vie en green (pas rose)

Un presente fluorescente è l’anticamera di un futuro daltonico. O per dirla papale papale, se tutto è sfacciatamente verde, saremo condannati a non riconoscere più questo colore. Dove sono finite le auto inquinanti, la frutta chimica, gli indumenti decolorati, le plastiche ingombranti e tutti quegli oggetti e quelle abitudini che ci rendevano fieri di essere consumatori? E’ come se fossero spariti, inghiottiti da una religione che non ammette eresie. Qualunque prodotto venga pubblicizzato e messo in commercio, pure lo spazzolone del cesso, viene esaltato dal suo essere rispettoso dell’ambiente. Il bollino verde ha fottuto in curva quello blu della banana Chiquita. In effetti tira più un pelo di verde che una carrettata di buoi. Se poi il verde diventa green, allora anche il mondo si allarga trasformando il pianeta in un immenso campo da golf. Ha dda venì il grande green.

E noi nutriamo la speranza che i nostri gesti facciano la differenza, ma se la differenziata non decolla è sempre colpa del nostro vicino di casa, di strada, di città, di regione o di continente. La colpa è di chi abita allo Zen o a Napoli o in Cina. Non nostra, noi siamo differenziati, noi siamo la speranza, il verde che si espande a macchia d’olio continuando a consumare sempre di più. Però noi differenziamo. E se un giorno diverremo veramente daltonici, avremo comunque un vantaggio. Non vedremo più i sorci verdi.

Gianpiero Caldarella

 

 

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