Frammenti di un discorso antimafioso (PQ)

Professionisti: “Dove sta Scià-Scià? Uh, madonna mia”. Stupisce il fatto che nell’Italia delle corporazioni, non sia stato ancora fondato l’albo dei professionisti dell’antimafia, con tanto di frase di rito: “Ha bisogno della fattura o preferisce uno sconticino?” E intanto, molti dei professionisti iscritti negli albi professionali (medici, ingegneri, architetti…), continuano ad esercitare la professione nonostante siano stati coinvolti in vicende di mafia o vicende che hanno lasciato ben più di qualche macchia sulla “specchiata condotta morale” richiesta a parole dagli albi professionali ai loro iscritti…

Premio antimafia: fa curriculum. Qualcuno dovrebbe dirlo a Raoul Bova per il premio ricevuto dal comune di Villabate e ideato dal pentito di mafia Francesco Campanella, quand’era presidente del consiglio comunale. Bova chiaramente non sapeva chi e con quale finalità avesse organizzato quel premio, pensava solo che la “società civile” gli era riconoscente per aver interpretato il personaggio del capitano Ultimo in una serie televisiva. L’ottimismo alle volte non ha limiti! Chi aveva organizzato il premio invece sapeva benissimo quello che voleva

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Quarantuno bis: autobus circolante a Palermo a partire dai primi anni 90, con 180 passeggeri in media, solo 120 in più del massimo consentito, con il tetto che faceva acqua, con i finestrini che non si chiudevano, con i passeggeri che entravano ed uscivano da ogni lato e pressavano gli occupanti più delle sardine, con vecchi bavosi che palpeggiavano le ragazzine e scippatori professionisti in servizio permanente, con le sedie unte di fritto di panelle e un tappeto di immondizia che oscurava il fondo, con aria forzata arricchita da un retrogusto pubico-ascellare e con l’autista che accelerava e frenava e sterzava e riaccelerava con la stessa grinta di un pilota di rally. Il capolinea del 41 bis era al Grand Hotel Ucciardone, che fino ad allora era stato un punto di riferimento assoluto in città per quanto riguarda il senso dell’accoglienza e il confort riservato agli ospiti per la loro villeggiatura. In qualche modo, il Grand Hotel Ucciardone è stato il precursore dei centri benessere, la qualità del servizio in camera

era ineccepibile, si servivano pranzi a base di ostriche e champagne mentre i graditi “ospiti dello Stato” (così amavano definirsi non senza una certa dose di civetteria) discutevano comodamente in vestaglia da seta delle sorti della città, dal piano regolatore ai nuovi botti da sparare. I sigari cubani non mancavano mai. Si fumavano più per sfregio che per piacere, alla facciazza di quel comunista di Fidel Castro. A un certo punto il Grand Hotel Ucciardone ha iniziato a perdere le sue stelle e la sua reputazione su Trip Advisor è andata in frantumi. I graditi “ospiti dello Stato” sono stati dirottati dall’agenzia che li aveva in carico verso altre strutture meno attrezzate e più spartane. Iniziava così l’epoca del “turismo sociale di sopravvivenza”

Gianpiero Caldarella

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