I Love Jobs Act! Tutele crescenti per De Gennaro

Molti italiani non avevano capito bene cosa significasse il contratto a tutele crescenti. In tanti hanno dubitato, me compreso, credendo che fosse l’ennesima presa per i fondelli nei confronti dei lavoratori. Adesso anche la Cgil dovrà ricredersi. Un onesto lavoratore non potrà più essere messo alla porta per il capriccio di un Orfini qualsiasi.

Il caso di Gianni De Gennaro è esemplare. Intanto perché è la dimostrazione vivente che il posto fisso è una chimera d’altri tempi. Nella vita può capitare a tutti di cominciare una carriera come capo della polizia e poi continuare come presidente di Finmeccanicca e poi chissà cos’altro, magari astronauta o esperto di campi gravitazionali.

Lo dice il mercato del lavoro: bisogna essere pronti a tutto, accettare di tutto, perché il pane non lo regala nessuno. Chi lo sa, magari seguendo la stessa regola il prossimo capo della polizia potrebbe essere Fabio Fazio, o il panettiere sotto casa, o forse proprio tu che leggi queste righe. Pensa che figata! Volante uno a volante due: accendere le luci, riscaldare i manganelli, stracatafottere i manifestanti. E vaiiiiiii.

Certo, ci sono mestieri più divertenti di altri, e poi nessuno è perfetto, qualche piccolo sbaglio si può sempre fare. De Gennaro ad esempio nel suo curriculum ha una piccolissima macchia di cui si sono accorti solo dopo 14 anni e non certo dall’Italia ma da Strasburgo. La Corte Europea dei Diritti umani ha infatti condannato l’Italia perché durante il G8 di Genova i manifestanti che erano nella scuola Diaz subirono tortura, reato che in Italia non esiste. Una piccola macchia, dicevamo, perché in quel momento, De Gennaro era a capo della polizia, ma che volete, dopo 15 anni? Tanto si tratta di una macchiolina che dall’Italia non si vede neanche. Vi sembrerebbe giusto se un operaio della Fiat venisse licenziato perché 15 anni prima ha montato male una cintura di sicurezza? E poi, adesso Gianni fa un altro mestiere. Perché accanirsi contro di lui, signor Orfini? In fondo il suo governo ha approvato il contratto a tutele crescenti e uno come Gianni, dopo decenni di onoratissimo servizio, avrà pur diritto a vedere le sue tutele che crescono, crescono, crescono sempre di più. Praticamente Gianni è la dimostrazione che quando il mercato del lavoro funziona, grazie anche al Jobs Act, le tutele trasformano il lavoratore in un intoccabile. Non è un caso che Renzi lo abbia subito difeso promettendo che “Quello che dobbiamo dire, lo dobbiamo dire in parlamento con il reato di tortura”. Bravo Renzi! Per l’Italia sarà un altro passo avanti sul mercato del lavoro. In fondo anche i torturatori (intesi come lavoratori del settore tortura) andrebbero salvaguardati, magari con tutele crescenti a seconda del grado. Di giudizio.

Gianpiero Caldarella

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