Frammenti di un discorso antimafioso (V/2)

Vittime: più facile arrivare all’unificazione dei corpi di polizia che all’omogeneità di trattamento per le vittime di mafia. Ci sono quelle di serie A, di serie B e persino quelle che giocano in terza categoria con le pezze al culo. L’arbitro, come da regolamento, veste sempre di nero, sotto un lungo cappotto in cachemire. Diversamente dagli eroi, le vittime di mafia non hanno mai goduto di eccessiva considerazione da parte del cittadino medio che praticamente li sconosce. Provate a chiedere in giro chi era Epifanio Li Puma. La risposta sarà più o meno questa: “Li Puma, Li Puma, questo nome mi ricorda qualcosa. Ha a che fare con le scarpe da tennis? Ho indovinato?”. Le vittime di mafia in Italia sono tantissime, centinaia, migliaia, più del numero dei santi riprodotti nelle immaginette sacre in vendita sotto il porticato del Duomo di Monreale, con la differenza che a loro non è dedicato nemmeno un giorno sul calendario. Niente che somigli vagamente al 4 novembre, giorno in cui lo Stato onora i caduti in guerra, forse perché non si è mai sentito in guerra con la mafia o forse perché in fondo sa che la mafia e le sue vittime sono qualcosa di più antico dell’Unità d’Italia. Quindi, perché preoccuparsene? In effetti, per trovare una delle prime vittime eccellenti bisogna risalire fino al 3 marzo 1861, solo due settimane prima della proclamazione del regno d’Italia, quando a cadere a Santa Margherita Belice, fu Montalbano. No, non il commissario ideato da Andrea Camilleri…

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Voto di scambio: diritto-dovere che si trasforma in affare. I topi di biblioteca direbbero che è il “momento topico” della democrazia che si ispira al mercato delle pulci, là dove tutte le storie, compresa quella dell’antica Grecia, possono essere comprate per un pacco di pasta o poco più. I tariffari infatti variano a secondo della regione o del comune interessato e del tipo di elezione in corso -politiche o amministrative-, risentono delle variazioni del Pil (si va da un minimo di 50 a un massimo di 150 euro) e sono soggette a straordinari nel caso di ballottaggi. Il principio “una testa un voto” è quindi sostituito dal più colorito “una piotta un voto”. Per arrivare a un testone, cioè mille euro, ci vogliono in media dieci voti cioè un piccolo pacchetto. In fondo, funziona un po’ come la raccolta-punti del supermercato e i pacchetti più grossi sono quelli che garantiscono dei benefit più succosi come l’assunzione di un parente o una licenza che altrimenti non sarebbe stata concessa e simili porcate.
I voti controllati dalle mafie

Gianpiero Caldarella

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