Il “metodo Crocetta”

Chi è veramente Crocetta? È colpevole di essere un meschino politicante esponente della più bieca antimafia di facciata o è un innocente finito nel tritacarne politico-mediatico per ragioni che un giorno scopriremo ma che già adesso potremmo intuire? E poi, il parallelo con il “metodo Boffo”, cioè la campagna mediatica che costrinse l’ex-direttore dell’Avvenire ad abdicare, ha un senso o è solo una forma di ridicola autodifesa? E ancora, di chi dobbiamo fidarci, chi è più autorevole, un direttore di una rivista come “L’espresso” che assicura il suo pubblico sulla reale esistenza di un’intercettazione che fa tremare il governo della Sicilia o un Procuratore della Repubblica come quello di Palermo che invece nega il fatto che tale intercettazione sia agli atti?

Tutte domande alle quali presto -almeno si spera- avremo una risposta. Intanto si possono solo registrare gli effetti della pubblicazione di questa intercettazione in cui il medico personale di Crocetta, Matteo Tutino, parlando al telefono col Governatore direbbe a proposito della Borsellino: “Va fermata, va fatta fuori. Come suo padre”. Effetto numero uno: quelli che da tempo premono dall’interno della maggioranza per far fuori Crocetta hanno finalmente in mano uno strumento potentissimo per “rivoltare” Crocetta. Altro che la panda di Marino! Effetto numero due: nell’opinione pubblica la parola antimafia è sempre più percepita come odiosa, è solo una questione di politica. Gli unici che possono essere rispettati sono gli eroi, cioè i morti -e i loro familiari-, tutto il resto è finzione. Da questo punto di vista la storia personale di Falcone e degli attacchi subiti da stampa e politici prima di essere ucciso, dovrebbe insegnarci qualcosa. Un nemico prima lo si infama, poi lo si liquida.

A questo punto, potrebbe essere interessante soffermarsi sulla questione del metodo, di cosa è veramente accusato Crocetta e di come lo si sta accusando. In tutta questa vicenda, infatti, esistono alcune anomalie che sarebbe meglio notare.

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UN NUOVO MOSTRO MEDIATICO. Per la prima volta si finisce sotto accusa non per ciò che si dice ma per ciò che si ascolta. Quando il ministro Scajola disse che “Marco Biagi era un rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza”, nessun giornale fece una campagna per chiedersi con chi stava parlando Scajola e perché il diretto ascoltatore di questa frase non avesse levato gli scudi e se il tizio in questione meritasse di continuare a fare il suo lavoro. E che dire di tutti i politici e giornalisti che hanno sentito dire con le loro orecchie e le loro telecamere che “Mangano era un eroe”? Beh, si dirà che in ogni caso Crocetta è un politico importante, un governatore antimafia, ma mi chiedo, quelli che erano accanto a Scajola o a Berlusconi, erano dei facchini o dei lavavetri? Oppure il fatto che si parlasse di un totem dell’antimafia come Borsellino ha favorito un utilizzo mediatico della vicenda? Non so rispondere, ma…

UN ROMANZO DA UNA RIGA. Diamo per buono che quell’intercettazione esista, che Tutino abbia detto che la Borsellino “va fermata, va fatta fuori. Come suo padre”. E poi? Cos’altro sappiamo? Niente ci viene chiarito su cosa viene detto prima né cosa viene detto dopo quella frase, come mai il discorso fosse caduto sulla Borsellino, cosa ha portato Tutino a tale “infame” esasperazione. Magari stava reagendo stizzito a una difesa dell’operato di Lucia Borsellino ad opera del Presidente della Regione, magari è solo un codardo. Fatto sta che non sappiamo -e forse non sapremo mai- nulla del contesto in cui questa affermazione è stata pronunciata, solo un breve stralcio funzionale alla drammatizzazione della vicenda in chiave sensazional-giornalistica. Come se dovessimo pensare di poter conoscere l’opera omnia di Shakespere solo perché conosciamo la famosa battuta del principe Amleto: “Essere o non essere, questo è il problema!”.

L’unica cosa che sappiamo è che né Tutino né Crocetta hanno le capacità o quel “potere di fuoco” che ha ad esempio Cosa Nostra, tanto da lasciare intendere che quella frase sia l’annuncio di un possibile omicidio. Quindi, molto più verosimilmente, quello che il dottor Tutino auspica è che alla Borsellino vengano tolte le funzioni da assessore alla Sanità. Ma a questo punto, ragionamento che non ho letto né sentito altrove, sarebbe bene ricordare che l’intercettazione risale al 2013 (in che giornata? A che ora? È possibile contestualizzare?) mentre la Borsellino si è dimessa nel 2015, quindi quell’auspicio o quella pressione rivolta al presidente della Regione, è caduto nel vuoto. La Borsellino, ricordiamo, non è stata “fatta fuori” da Crocetta come tanti altri assessori della sua giunta, spesso a velocità lampo, a partire dai primissimi Battiato e Zichichi. Questo significa che, comunque si vogliano intendere le cose, Crocetta non si è lasciato condizionare, quando invece avrebbe potuto rimuoverla.

ANTIMAFIA AD OROLOGERIA. Quest’intercettazione viene pubblicata a pochi giorni dalle dimissioni di Lucia Borsellino da Assessore alla Sanità in Sicilia e a pochissimi giorni dalla commemorazione della morte di Paolo Borsellino. Sicuramente è una coincidenza, ma di quelle coincidenze che amplificano mediaticamente la portata di una notizia, trascinandola per più giorni sulle prime pagine dei quotidiani. L’effetto è garantito e la colpa, in qualche modo, ingigantita.

Gianpiero Caldarella

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