Satira nostra, ovvero vignette di famiglia

Secondo te sta più in salute la satira o la mafia?

Giudicate voi. Di mafie si parla sempre meno, Cosa Nostra si è inabissata da tempo e continua a fare grossi affari. Di satira si parla spesso ma se ne vede poca, forse è morta, almeno per quanto riguarda i giornali che la riempivano, ma nessuno si è preso la briga di metterci una lapide sulla tomba. Certo, non è cosa che possono fare i vignettisti. Per quello che guadagnano, significherebbe riempirli di debiti più della Grecia. Servirebbe che lo Stato aprisse gli occhi e difendesse qualcosa che è parte della cultura del suo popolo, come l’opera lirica o il teatro dei pupi. Ma lo stato di salute dello Stato non è in ottimo stato. Quindi diciamo che servirebbe un mecenate, o come si dice al giorno d’oggi, uno sponsor. Peccato che non se ne vedono tanti in giro. Chissà, magari un giorno la mafia….

Flyer-mc-mafia_fronte

Le vignette sulla mafie alla fine lasciano un punto interrogativo o delle certezze? Sono più simili a delle inchieste-profezie o a delle sentenze-editoriali? Per dirla in un altro modo, il lavoro del vignettista è più simile a quello di un pm o a quello di un giudice?

Credo che i vignettisti abbiano piena visione dei fatti e dei patti scellerati, che possano indagare liberamente e in fin dei conti esprimere con vignette mute quello che il pensiero di tanti non azzarda neanche a pronunciare. Non voglio toccare il concetto di verità, ma la satira sulla mafia ha fatto un lavoro non solo di decostruzione dei miti mafiosi e politici ma di svelamento delle verità ovvie e quindi si è presa in giro due volte.

La mafia però non ha mai sparato in una redazione di satiristi vignettari, bisogna dirlo. Ci sono più querele dai politici che dai mafiosi per un disegno. Non sarà che i mafiosi in fondo in fondo hanno un animo dedicato al disegno che sia stragista o strategico?

I mafiosi non sono dei fanatici estremisti ma dei pragmatici intrallazzatori. E poi non dimenticare che per la mafia esiste un rapporto particolare con la parola, ama soprattutto quella “omessa”. E non parlo solo di omertà ma di qualcosa di diffuso nella cultura popolare siciliana e di pericolosamente contagioso per tutto il Belpaese, cioè la regola per cui “la parola migliore è quella che non si dice”. Molti giornalisti in Sicilia hanno pagato con la vita per aver trasgredito questa regola. I vignettisti no, fortunatamente, ma la loro forza sta soprattutto in quello che mostrano, in qualcosa che evidentemente sfugge al controllo dei mafiosi. Un po’ come i pizzini di Provenzano che per 40 anni sono “sfuggiti” al controllo dello Stato. I politici invece sono più irritabili e ce ne sono tanti che hanno capito da tempo che una bella querela per diffamazione spesso funziona meglio di un’intimidazione di tipo mafioso.

Una risata li seppellirà?

Solo la speranza non muore mai. Speriamo che non sia solo una risata dall’oltretomba. Il piacere di continuare a prenderli per il culo, in ogni caso, non morirà mai.

dialogo tra Gianpiero Caldarella e Sergio Nazzaro (estratto dal catalogo della mostra “MCMAFIA- mafia, camorra e ‘ndrangheta nella storia del fumetto”, dal 22 settembre all’8 novembre 2015 al Museo di Roma in Trastevere)

 

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