RAI: pagherete di tutto, di più

Secondo i suoi canoni (quelli Renzi), il pagamento del canone Rai in bolletta è una genialata, perché pagherebbero tutti e pagherebbero di meno. Perché dovrebbero pagare tutti? Perché la paura che scatta nel contribuente è quella che gli staccano la luce. Così facendo, però, la previsione è che si raccoglierebbero molti più soldi rispetto a quello che è il fabbisogno della Rai, e questo denaro finirebbe nelle casse dello Stato, che potrebbe usarlo tanto per la riduzione del debito, quanto per pagare pensioni o mazzette d’oro.

Quindi va da sé che mentre pagheremo il canone Rai, in realtà staremo finanziando di tutto, di più. Una volta c’era la tassa sul pane, che tutti consumano da sempre. Paghi il pane? Bene, ci finanzi il collier della regina o della duchessa. Oggi qualcosa di simile vorrebbero spalmarlo sulla bolletta della luce. Va benissimo, i tempi cambiano e non usiamo più le candele. Però, a questo punto, un po’ di osservazioni sarebbero lecite.

Renzi-RaiVuoi che pago il canone Rai? Allora fammelo pagare il giusto, 50 o 60 euro o quello se serve ma non di più. Vuoi che pago il canone Rai? Allora trasforma la Rai in un servizio pubblico, il che significa che gran parte delle scelte operate a Viale Mazzini dovrebbero essere gestite dai cittadini attraverso meccanismi da creare e smetterla di considerare quell’azienda come una grande torta che i partiti si spartiscono da sempre. Vuoi far pagare qualcosa a tutti? Allora fai in modo di offrire qualcosa a tutti, anche a chi la tv non la guarda o la detesta. Mi spiego meglio: l’editoria italiana è in crisi da anni, i giovani giornalisti (fuori dalla Rai) sono pagati peggio degli sguatteri, i piccoli editori chiudono uno dopo l’altro, il concetto di pluralismo è seriamente in crisi e con esso l’idea stessa di democrazia.

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Caro Paolo Borsellino, se avessi saputo tutto questo…

Caro Paolo Borsellino, non credo tu sia mai stato una persona facilmente impressionabile, sapevi già che avresti pagato con la vita per il tuo impegno, ma fino all’ultimo non hai rinunciato a combattere. Sapevi già che le persone per bene che vengono fatte fuori dalla mafia (o peggio, dallo Stato-mafia) vengono isolate prima e infangate dopo che il loro sangue veniva versato. Sapevi anche che in alcune casi, le ricorrenze o le commemorazioni per ricordare alcuni uomini simbolo dello Stato erano partecipate da personaggi ambigui, per non dire sinistri. Sì, è vero, il fenomeno non aveva assunto le dimensioni odierne, ma chissà quante volte lo avrai pensato. Tutto questo lo avevi messo nel conto e hai ritenuto che fosse un prezzo che potevi pagare.

Ora però le cose si sono messe peggio di quando te ne sei andato. Ci sono persone che hanno usato e continuano ad usare il tuo nome per fare carriera e dare una legittimità alla loro azione, anche quando quest’ultima non ha nulla a che vedere con il tuo modo di vedere le cose e di fare le cose. Persone che non hanno vergogna di indossare una toga e attraversare con passo spavaldo le stesse aule di giustizia che tu attraversavi. Persone che mangiano nel tuo piatto e sputano in quello dei tuoi figli.

BORSELLINO-17_672-458_resizeSì, caro Paolo, negli ultimi tre mesi il nome dei tuoi figli è finito per ben due volte sulle pagine dei giornali, anche sulle prime pagine, ma non perché hanno tradito il tuo nome o hanno fatto cose non degne del tuo esempio, ma solo perché hanno accettato di assumere l’onere della tua eredità. Per questo sono stati ricoperti di fango. La prima volta, a luglio, è stata tua figlia Lucia a subire tutto questo. In un’intercettazione, poi rivelatasi inesistente, ma pubblicata e ripubblicata tante e tante volte, fino allo stordimento, si faceva il suo nome come una persona “da fare fuori”, come è stato fatto con te. L’effetto quasi raggiunto (la storia ci dirà se era anche quello desiderato) era quello di far dimettere il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta. Si è discusso praticamente sul nulla, su qualcosa che non è mai esistito, ma il nome di tua figlia è stato tirato in ballo per settimane. Perché proprio lei, ti chiederai. Posso risponderti che il merito è ancora una volta tuo e immagino che faresti volentieri a meno di questi meriti, ma usare il tuo nome come una clava piace in certi ambienti.

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Dal blog alle librerie

I lettori di questo blog conoscono già i “Frammenti di un discorso antimafioso”, sono nati proprio qui, nella loro prima stesura, certo erano un po’ di meno, ma l’idea c’era già tutta. Mi avete seguito durante la scrittura di questi frammenti che poi si sono ampliati, sono stati rivisti più volte, altri ne sono stati aggiunti, il lavoro si è poi arricchito con la prefazione del semiologo Gianfranco Marrone, con la postfazione del giornalista Sergio Nazzaro e la copertina del vignettista Mauro Biani. A loro va il mio grazie, ma non posso dimenticare di ringraziare anche voi che avete seguito e sostenuto questo lavoro a partire dalla sua genesi. Adesso, come vi dicevo, questi Frammenti hanno preso la forma di un libro (Navarra Editore, € 10) che ho già presentato un paio di volte e che sarà in distribuzione in libreria a partire dal 15 ottobre in Sicilia e a partire da novembre in Italia. Intanto ho anche creato una pagina facebook sul libro, che vi invito a seguire (se ne avete voglia) perché lì ho già iniziato a pubblicare e pubblicherò estratti del libro, recensioni, prossimi appuntamenti, pareri dei lettori, ecc. L’indirizzo della pagina fb è questo: https://www.facebook.com/frammenti.discorso.antimafioso, se vi aggrada non esitate a cliccare “mi piace”, a diffonderla, a farla conoscere agli amici o alle persone che pensate possano essere interessate. L’editoria è una bestia strana e Navarra Editore non è certo Mondadori o Rizzoli o Mondazzoli che dir si voglia. Si va avanti a piccoli passi, ma ognuno di questi è importante.

Alcuni di voi, sono sicuro, hanno già una copia in mano e l’hanno già letto e pertanto vi invito a scrivere cosa ne avete pensato di questa lettura, altri magari sono nelle condizioni di organizzare una presentazione nella loro città, cittadina, paese ecc. In tal caso non c’è che da mettersi in contatto e passare dalla teoria alla pratica. Intanto, visto che non posso io a parlarvi di questo libro, dato che sono parte in causa, vorrei iniziare col farvi leggere alcuni dei pareri fin qui raccolti.

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Fabio Sanfilippo: “Si capisce che quel simpaticone di Gianpiero Caldarella qualche cosa se l’è fatta imprestare da Roland Barthes ma quello che non si capisce – e anche per questo che vi dovete accattare e leggere iFrammenti di un discorso antimafioso – è che c’è tanto di Leonardo Sciascia in queste pagine. Poi siccome che Giampiero è maestro di satira qualche sorriso ci scappa pure in mezzo a tanto riflettere. Sorriso amaro però. Alla fine ci pensi e ci ripensi. Poi ci pensi ancora e ci ripensi. E ti dici che quasi quasi ti stavi scordando che in questo Paese la mafia ancora esiste. E l’antimafia. Quindi grazie Gianpiè.” (post pubblicato sulla pagina Fb del libro)

Antonino Cangemi:Quante sfaccettature ha oggi l’antimafia? E quante di esse si rivelano ambigue e sinistre? La maggior parte? Quante volte, nell’antimafia, prevalgono le parole sull’agire? È lecito chiederselo dinanzi a casi come quello di Helg e di tanti altri, simili e inquietanti. Nel proliferare di commemorazioni e cortei animati da figure, e non di rado figuri, poco credibili il bla bla bla antimafioso è diventato una Babele indecifrabile e vuota. E il discorso antimafioso assomiglia a quello amoroso dissacrato da Roland Barthes: è fine a se stesso, sterile, enfatico nel suo conformistico armamentario linguistico.

Ecco perché appare attualissimo il recentissimo “Frammenti di un discorso antimafioso” di Giampiero Caldarella, edito da Navarra, che richiama nel titolo e nella struttura il celebre “Frammenti di un discorso amoroso” di Barthes, un libro, come altri capolavori (si pensi, ad esempio, al “Candido” di Voltaire) destinato a generare altri libri.

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Dal blog alle librerie

I lettori di questo blog conoscono già i “Frammenti di un discorso antimafioso”, sono nati proprio qui, nella loro prima stesura, certo erano un po’ di meno, ma l’idea c’era già tutta. Mi avete seguito durante la scrittura di questi frammenti che poi si sono ampliati, sono stati rivisti più volte, altri ne sono stati aggiunti, il lavoro si è poi arricchito con la prefazione del semiologo Gianfranco Marrone, con la postfazione del giornalista Sergio Nazzaro e la copertina del vignettista Mauro Biani. A loro va il mio grazie, ma non posso dimenticare di ringraziare anche voi che avete seguito e sostenuto questo lavoro a partire dalla sua genesi. Adesso, come vi dicevo, questi Frammenti hanno preso la forma di un libro (Navarra Editore, € 10) che ho già presentato un paio di volte e che sarà in distribuzione in libreria a partire dal 15 ottobre in Sicilia e a partire da novembre in Italia. Intanto ho anche creato una pagina facebook sul libro, che vi invito a seguire (se ne avete voglia) perché lì ho già iniziato a pubblicare e pubblicherò estratti del libro, recensioni, prossimi appuntamenti, pareri dei lettori, ecc. L’indirizzo della pagina fb è questo: https://www.facebook.com/frammenti.discorso.antimafioso, se vi aggrada non esitate a cliccare “mi piace”, a diffonderla, a farla conoscere agli amici o alle persone che pensate possano essere interessate. L’editoria è una bestia strana e Navarra Editore non è certo Mondadori o Rizzoli o Mondazzoli che dir si voglia. Si va avanti a piccoli passi, ma ognuno di questi è importante.

Alcuni di voi, sono sicuro, hanno già una copia in mano e l’hanno già letto e pertanto vi invito a scrivere cosa ne avete pensato di questa lettura, altri magari sono nelle condizioni di organizzare una presentazione nella loro città, cittadina, paese ecc. In tal caso non c’è che da mettersi in contatto e passare dalla teoria alla pratica. Intanto, visto che non posso io a parlarvi di questo libro, dato che sono parte in causa, vorrei iniziare col farvi leggere alcuni dei pareri fin qui raccolti.

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Fabio Sanfilippo: “Si capisce che quel simpaticone di Gianpiero Caldarella qualche cosa se l’è fatta imprestare da Roland Barthes ma quello che non si capisce – e anche per questo che vi dovete accattare e leggere iFrammenti di un discorso antimafioso – è che c’è tanto di Leonardo Sciascia in queste pagine. Poi siccome che Giampiero è maestro di satira qualche sorriso ci scappa pure in mezzo a tanto riflettere. Sorriso amaro però. Alla fine ci pensi e ci ripensi. Poi ci pensi ancora e ci ripensi. E ti dici che quasi quasi ti stavi scordando che in questo Paese la mafia ancora esiste. E l’antimafia. Quindi grazie Gianpiè.” (post pubblicato sulla pagina Fb del libro)

Antonino Cangemi:Quante sfaccettature ha oggi l’antimafia? E quante di esse si rivelano ambigue e sinistre? La maggior parte? Quante volte, nell’antimafia, prevalgono le parole sull’agire? È lecito chiederselo dinanzi a casi come quello di Helg e di tanti altri, simili e inquietanti.

Nel proliferare di commemorazioni e cortei animati da figure, e non di rado figuri, poco credibili il bla bla bla antimafioso è diventato una Babele indecifrabile e vuota. E il discorso antimafioso assomiglia a quello amoroso dissacrato da Roland Barthes: è fine a se stesso, sterile, enfatico nel suo conformistico armamentario linguistico.

Ecco perché appare attualissimo il recentissimo “Frammenti di un discorso antimafioso” di Giampiero Caldarella, edito da Navarra, che richiama nel titolo e nella struttura il celebre “Frammenti di un discorso amoroso” di Barthes, un libro, come altri capolavori (si pensi, ad esempio, al “Candido” di Voltaire) destinato a generare altri libri.

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