Caso Maniaci: ora è tutto chiaro? Ni!

Ma che diavolo vai blaterando che non è stato beccato con le mani nel sacco e le uniche intercettazioni note sono quelle con l’amante. I video che provano l’estorsione e la ricezione di denaro te li sei persi?” Così scrive uno dei lettori del mio blog commentando il pezzo postato ieri mattina.

Proverò a rispondere a questo lettore e ai tanti altri che nelle ultime 24 ore mi hanno accusato di “blaterare” o di fare una difesa a oltranza di un “amico” o di non voler vedere i fatti. Inizio col dire che quando ho scritto il pezzo ieri mattina i video delle intercettazioni e gli audio non erano ancora stati pubblicati (tuttavia i punti 1 e 4 rimangono ancora validi a mio avviso). Procederò ancora una volta per punti, esattamente come ieri.

1) L’estorsione. Vero è che si vede Maniaci ricevere dei soldi ma è la prima volta in tanti anni che mi capita di sentire che si richieda alla vittima una somma di denaro così precisa: 366 euro + 100 di arretrato. Probabilmente anche gli estortori risentono della crisi e tra un po’ riscuoteranno anche i centesimi, ma ve la sentite di escludere che quella somma sia riferita al pagamento di una qualche prestazione? Io no e in ogni caso non me la sento di dare in questo momento un giudizio definitivo prima di aver sentito almeno un rintocco dell’altra campana e un minimo di procedimento processuale. Per quanto riguarda le magliette pagate dall’assessore o dell’appartamento ceduto per qualche mese a Maniaci, non mi sembra che fino a questo momento ci siano intercettazioni pubblicate a riguardo che provino l’atteggiamento intimidatorio di Maniaci. Trovo invece interessante un passaggio raccontato dal giornalista Giovanni Tizian su l’Espresso dove dice che “l’assessore nella telefonata con il sindaco pro tempore di Borgetto andava anche oltre. Spiegando al primo cittadino che se Maniaci avesse continuato a denigrarli avrebbe contattato la famiglia mafiosa Giambrone per farlo smettere.” Questo sarebbe il contesto in cui si trova ad operare Maniaci. Non dimentichiamolo quando fissiamo i ruoli di vittima e carnefice ed emettiamo le sentenze ancora prima di aver celebrato i processi.pino-maniaci2

2) La grande menzogna. E qui stiamo parlando dei cani di Maniaci impiccati dal marito della sua amante e spacciati dal direttore di Telejato per intimidazione mafiosa. Bene, su questo punto si traccia il solco tra credibilità professionale e comportamento delittuoso. Se per quanto riguarda la sfera penale mi colloco nella posizione di colui che sa di non sapere ed attendo un processo, per quanto riguarda la credibilità professionale, credo che questo episodio la abbia gravemente compromessa. Non si gioca sporco su questi fatti e le colpe si pagano. Mi dispiace, Pino, ma non dovevi farlo. Mi sento di scusarmi anche con quanti leggendo il precedente post si siano fatti l’idea che stavo parlando di un eroe senza macchia. Gli eroi non esistono, solo gli uomini, con le loro virtù e le loro debolezze. L’infallibilità è un dogma. Poi ci sono uomini che la fanno franca, uomini che pagano il giusto per i loro errori e uomini a cui il mondo presenta un conto fin troppo salato. Detto ciò, vorrei però circostanziare il fatto. In questi anni siamo stati abituati a sentire storie di uomini che inscenavano intimidazioni per secondi fini, quali ottenere una protezione dallo Stato o essere messi su un piedistallo mediatico. Maniaci ha sì fatto credere qualcosa che non era, ma in fin dei conti era già su un piedistallo, non era necessario un’ulteriore “martirio”, le “mazzate” le aveva prese sul serio, né questo gli è servito ad ottenere delle garanzie da un punto di vista economico. E allora perché? Da un certo punto di vista si è incastrato da solo. Il danno lo aveva subito veramente e l’alternativa sarebbe stata quella di confessare non solo il nome del vero responsabile ma la sua relazione, non proprio limpida, con la sua “amante”. Una cosa che farebbe paura alla stragrande maggioranza degli italiani. In parole povere, sta pagando la sua debolezza per la relazione che aveva instaurato. Per chiudere questo punto, sarei curioso di sapere se il vero assassino dei cani sta per essere perseguito, se è stato aperto un fascicolo su di lui o se di quei cani in fondo non fotte niente a nessuno.

3) Il linguaggio di Maniaci. Le sue frasi forti, quelle che hanno scandalizzato tanti degli osservatori di questa faccenda sono per lo più ricavate dalle intercettazioni di Maniaci con la sua amante. Un po’ sbruffone, andava giù pesante, diceva di “essersi toccato le palle” mentre parlava col Presidente del Consiglio, anzi diceva all’amante che qualcuno teneva la cornetta e lui si toccava gli attributi con tutte e due le mani. Ma quel video l’abbiamo visto. Le mani le aveva sulla cornetta. Eppure raccontava altro alla sua amante. Raccontava di avere dei contatti all’Ausl facendogli intravedere la possibilità di un’assunzione, raccontava che quel contratto al Comune nasceva dalle sue “minacce”. Raccontava tante cose, così come (chi è innocente scagli la prima pietra) fanno certi mariti con le proprie amanti, un po’ per sentirsi più “machi”, un po’ per paura di perderle. Siamo sicuri che si possano prendere queste frasi per oro colato? Resta il fatto che Maniaci non ha studiato ad Oxford e che le sue reazioni a quelle che lui riteneva come delle “ingiustizie”, tipo l’essere messo sotto controllo dagli inquirenti, hanno scatenato il suo furore espressivo. E non dico che non ha sbagliato. Cerco solo di comprendere.

4) L’impermeabilità delle indagini. Gli inquirenti ci hanno tenuto a sottolineare più volte che le indagini sul sistema Saguto e sui beni confiscati sono cominciate molto prima dei servizi passati su Telejato e che le indagini su Maniaci sono iniziate molto prima di quella faccenda. Come a dire e ribadire che le due faccende non c’entrano nulla. Eppure, mi è difficile dimenticare che la giudice Silvana Saguto, non più di qualche mese fa, a proposito di Pino Maniaci diceva: “Ha le ore contate”, rispondendo alla richiesta dell’allora prefetto di Palermo, Francesca Cannizzo, che le chiedeva: “Ma che tempi abbiamo per Telejato?”. Ok, voglio credere agli inquirenti e pensare che le due vicende non siano collegate, che esista un’indipendenza delle indagini. Ma perché non mi sento rassicurato sul fatto che non esista un’impermeabilità delle stesse indagini? Tra l’altro, proprio nel video dell’intercettazione sulla presunta estorsione, se non sbaglio, Maniaci parla del prefetto definendola una sua amica. Vatti a fidare degli amici.

5) Le scuse. Necessarie, da parte mia, per quanti hanno atteso questo post e per quanti dopo averlo letto, avranno le idee ancora più confuse. Io stesso mi chiedo se finalmente oggi ho le idee più chiare. La mia risposta è ni.

Gianpiero Caldarella

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7 pensieri su “Caso Maniaci: ora è tutto chiaro? Ni!

  1. Ciao Gianpiero, non capisco le tue scuse perche’ non penso il tuo primo articolo sul caso abbia peccato di disonesta’ intellettuale. Prima di vedere e sentire le intercettazioni, e sapendo che i tentacoli della mafia sono lunghi(mi viene in mente Giovanni Falcone che raccontava di aver subíto -oggi diremmo mobbing) mi e’ sembrato più che saggio provare un sano scetticismo sulle accuse. Poi certo, ora le intercettazioni son state rese pubbliche e magari noi pensavamo di averne gia’ viste di tutti i colori…
    Un abbraccio

  2. Gianpiero, il fatto è che a commentare questa grottesca storia sbirciando sui passi di Maniaci per non farlo cadere più in basso di quanto non si sia messo lui (per linguaggio, per circostanza, per falsità) in questa storia si può rischiare di fare la parte del Bondi de noantri, quando cercava di difendere Berlusconi perfino da se medesimo. Te lo ricordi? Insomma qua non ci sono eroi, dici bene, e credo che nessuno finirà in galera, se é questo che “ti preoccupa”, ma non ti sembra che il danno fatto sia stato enorme? Il garantismo non esclude che la fiducia di molti si possa sentire tradita. L’amore per la veritá dev’essere corrisposto dalla Veritá altrimenti é mobbing!
    Lui non ha saputo interpretare se stesso ed ha fatto un fiasco colossale. Questo è.

    • Alfonso, tante e troppe volte ci siamo dovuti ricredere su vicende analoghe. Finché non sarò a libro paga di nessuno, mi sentirò liberò di scrivere e pensare quanto ritengo giusto o valido. Credo che questo mi distingua da Bondi. Un abbraccio

  3. Jeanpierre sono, ancora una volta, d’accordo con te! Che dirti? Buon lavoro come sempre, buon sangue non mente!

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