Pino Maniaci: i sindaci, i cani e la testa di vitello

PREMESSA. Chi è Pino Maniaci? Una vittima o un carnefice? Chi ha visto il video della conferenza stampa di ieri (6 maggio), con il direttore di Telejato e i suoi avvocati, ha avuto qualche elemento in più per credere che le prove giudiziarie a suo carico sono tutt’altro che schiaccianti e che il clima di “solidarietà” che si respirava tra colleghi era veramente ammirevole. Perché è sugli elementi che bisogna ragionare se non si vuole trasformare questo processo mediatico (ancor prima che giudiziario) in una farsa alla Ponzio Pilato: “chi volte che vi liberi, Gesù o Barabba?”.

LA GRANDE MENZOGNA E LA TESTA DI VITELLO. Chi ha letto il pezzo precedente del 5 maggio (https://scomunicazione.wordpress.com/2016/05/05/caso-maniaci-ora-e-tutto-chiaro-ni/) sa che mi riferisco alla faccenda dei due cani di Maniaci impiccati nei primi di dicembre del 2014. Non dimenticate la data, può essere importante. Gossip secondo gli avvocati di Maniaci. Io che non sono un avvocato e non devo difendere nessuno mi permetto di dubitare anche di quanto affermato dagli avvocati. Due giorni fa mi chiedevo “se il vero assassino dei cani sta per essere perseguito, se è stato aperto un fascicolo su di lui o se di quei cani in fondo non fotte niente a nessuno.” Perché in fondo, trattandosi di un delitto, in Italia dovrebbe vigere ancora il criterio dell’obbligatorietà dell’azione penale. Durante la conferenza stampa, Maniaci ha affermato che su quell’episodio gli investigatori non avrebbero investigato, o quantomeno non sono andati a fare i rilievi.Pino-Maniaci-e-i-cani

Ok, adesso vi do una notizia apparentemente insignificante, a pagina 35 del Giornale di Sicilia di ieri. Il caso Maniaci, lo dico per completezza, pigliava un’intera pagina, la 5. La notizia sarebbe quella di una testa di vitello mozzata ritrovata un anno fa, il 24 aprile 2015, sotto un albero di Piazza Municipio a Partinico, cioè non lontana dal Palazzo del Sindaco. Sotto quell’albero, secondo il quotidiano citato, “qualcuno incivilmente era solito gettare sacchetti di rifiuti e fra questi anche quello con la testa dell’animale”. Si aprì un’indagine, della polizia. Il sindaco di Partinico, Lo Biundo, non esitò a credere che si trattasse di un’intimidazione, e pertanto dichiarò: “Non c’è ombra di dubbio perché Piazza Municipio rappresenta l’istituzione più alta di questo Comune. Più che altro mi preoccupo per la mia famiglia, la cui serenità viene compromessa da questi vili attacchi perché chi amministra questa situazioni li deve pur mettere in conto”. Nessun verbo al condizionale, ci fu anche un’interrogazione parlamentare da parte di alcuni deputati del Pd, tanta solidarietà dalle istituzioni e dalla società civile. Fortunatamente però a un anno di distanza quei timori si rivelano infondati. La polizia ha chiuso le indagini e il responsabile è stato identificato. Nessuna intimidazione, solo “un atto di inciviltà” da parte di qualcuno che ha comprato quella testa di vitello per mangiarla e poi ha deciso di disfarsene. Cosa voglio dire? In quel caso, per quanto riguarda la testa di vitello un responsabile è stato trovato e dopo un anno esatto conosciamo la verità e troviamo un sospiro di sollievo. Nel caso dei Pino Maniaci, pur essendoci un sospettato (cioè il marito della sua amante), cosa che avrebbe dovuto facilitare l’indagine o quantomeno escludere o confermare che si trattasse del sospettato, non ci è ancora dato sapere, dopo un anno e mezzo, chi sia il vero responsabile. Sappiamo solo che Maniaci “ha mentito”, senza sapere come sono andati veramente i fatti. In fondo due cani valgono meno di una testa di vitello.

SINDACI TRA DUE FUOCHI. Quest’episodio, dall’apparenza insignificante, rivela inoltre il fatto che secondo l’inchiesta il sindaco di Partinico era, a suo dire, intimorito da Maniaci, cioè da “un paladino dell’antimafia”, ma anche preoccupato per una testa di vitello che faceva pensare ad un’intimidazione di tipo mafioso. Due paure apparentemente in contraddizione, ma è possibile che mi sbagli ancora. Dall’altro lato, vediamo cosa succedeva a Borgetto, ribadendo un passaggio di un pezzo (non smentito ancora da nessuno) che il giornalista Giovanni Tizian ha scritto per l’Espresso il 4 maggio. Secondo Tizian “l’assessore nella telefonata con il sindaco pro tempore di Borgetto andava anche oltre. Spiegando al primo cittadino che se Maniaci avesse continuato a denigrarli avrebbe contattato la famiglia mafiosa Giambrone per farlo smettere.” Questo sarebbe il contesto dove si sono svolti i fatti. Giudicate voi. Semplice paura o calcolo di convenienza?

TAPPATEMI LA BOCCA, PLEASE. ANZI, RADIATEMI! Detto ciò, e basandosi su una lettura attenta di quanto è stato finora pubblicato, posso dire, da giornalista, ma non da cronista di giudiziaria che dovrebbe guardare la realtà con occhi più attenti dei miei, che molti di questi elementi erano già tra le righe di quanto si conosceva. Tanto che mi sono permesso di esporre questi dubbi e la reazione di alcuni lettori è stata quella di essere un “garantista” a matula, uno che fa la difesa ad oltranza degli amici o addirittura uno che “andrebbe radiato dall’albo dei giornalisti”. Già, una simpatica lettrice ha anche affermato sulla sua pagina Fb che “Se fossi io il Presidente dell’Ordine dei giornalisti, ti farei dimettere immediatamente”. Dico tutto questo non per voler fare la parte della vittima, ma per strapparvi un sorriso. Sì, perché penso che poco più di anno fa, sono stato sottoposto a un procedimento disciplinare (poi archiviato) da parte del mio Ordine per aver scritto un pezzo sull’ex Ufficio stampa della presidenza della Regione (liquidato dal Governatore Crocetta) e mi veniva rimproverato di esser venuto meno all’obbligo di solidarietà fra colleghi. Per una volta che non critico ma mi viene rimproverato di difendere un collega, c’è chi chiede la mia radiazione dall’Albo. Mettetevi d’accordo, signori miei.

Gianpiero Caldarella

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2 pensieri su “Pino Maniaci: i sindaci, i cani e la testa di vitello

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