Il caso Maniaci e la tutela delle fonti. Turchia docet

Lo ammetto. Il dettaglio forse più importante era sfuggito anche a me. Questo caso è così anomalo da aver creduto che Maniaci fosse il possibile obiettivo di una ritorsione del sistema giudiziario contro un giornalista che aveva avuto il coraggio e la faccia tosta di aprire il vaso di Pandora del Tribunale di Palermo, o meglio, di alcune sue componenti che agivano in modo non proprio trasparente. Il caso Saguto, le misure di Prevenzione, gli annunci di inchieste sulla sezione fallimentare. Tanti, troppi interessi da gestire e molta discrezionalità che sembra sia sconfinata nell’arbitrio. Dal punto di vista mediatico, poi e paradossalmente, Maniaci sembra aver realizzato un sogno per noi giornalisti: l’unità della categoria. Tutti contro di lui. Perché a pensarci bene in questi anni o decenni ogni volta che un big della politica è stato intercettato ci sono sempre stati giornali e tv con linee editoriali pro e contro. Chi difendeva Dell’Utri e chi lo attaccava. Chi difendeva Penati e chi lo attaccava. Garantisti e giustizialisti. Sempre divisioni. Stavolta no. Tutti contro. Nell’unico caso che ricordo di un giornalista che è andato incontro a guai giudiziari come Renato Farina, l’agente “Betulla” che lavorava per i servizi segreti, anche lì c’era chi lo difendeva e chi continuava a farlo lavorare sottobanco, o sotto pseudonimo, anche quando non avrebbe potuto.

“Guardate come parla Maniaci” ripetono in tanti. “Ad uno così non si doveva permettere di fare il giornalista” sottoscrivono altri. Ok, ammettiamo, per ipotesi, che Maniaci non sia degno, ma le notizie che ha dato sui beni confiscati non sono fuffa. Sennò sarebbe stato già stato denunciato per questo dalle persone che accusava. E quelle notizie le ha potute dare perché aveva delle fonti che si fidavano di lui.Turkish government to take control of major opposition newspaper

LE FONTI, quelli che gli hanno permesso di scoprire il grande imbroglio che gira attorno ai beni confiscati. Mi chiedo: adesso chi li sta proteggendo? Sì perché ogni volta che gli inquirenti entrano dentro una redazione per aprire i cassetti della scrivania di un giornalista che ha rivelato notizie riservate, succede che l’Ordine dei Giornalisti, l’Fnsi e tutti gli organi preposti a far rispettare le garanzie dovute a chi fa questo mestiere, fanno giustamente la voce grossa. In questo caso, con Maniaci intercettato per due anni, le sue fonti non sono più un “segreto” per chi ha potuto ascoltare le sue conversazioni e se, gli ambienti delle indagini non sono impermeabili, come farebbe supporre la conversazione del prefetto Cannizzo con la giudice Saguto -la dove si afferma che Maniaci “ha le ore contate”- questi nomi potrebbero essere arrivati a chi di dovere. Eppure la mia impressione è che l’Ordine dei Giornalisti, cui sono iscritto, non ha speso molte parole sulla tutela di queste fonti.

Quello che non avevo capito è proprio questo e cioè che in un’ipotetica guerra sotterranea all’interno del Tribunale, non è detto che sia Maniaci l’obbiettivo. Era questo il dettaglio più importante che mi era sfuggito: LE FONTI. Perché se Maniaci ha potuto denunciare con i suoi articoli quello che ha denunciato, lo ha potuto fare perché aveva delle fonti attendibili e, se io fossi uno che ha interessi diretti sulla vicenda, non mi interesserebbe tanto mettere fuori gioco Maniaci, ma soprattutto tenere sotto scacco le sue fonti, che potrebbero continuare questa attività con altri giornalisti che verrebbero dopo Maniaci. Un Maniaci fuori gioco, poi, è una comodità, oltre che un utile avvertimento per quanti volessero mettersi in testa di fare i “cani sciolti”.

Anche stavolta immagino che le obiezioni possibili a questo mio ragionamento siano tante (certamente c’è chi si premurerà di consigliarmi uno psicologo di fiducia, che soffrirei di paranoia galoppante) e in primis, credo di aver peccato di lesa maestà scrivendo queste cose. Fatto sta che non stiamo parlando del solito calderone di “mafiosi antimafiosi”, ma del lavoro di un giornalista. Una volta i giornalisti si zittivano con il piombo. Anche in questo caso la Sicilia ha fatto scuola. Adesso sta facendo scuola con il caso Maniaci. E l’ombra della Turchia con le forze dell’ordine che prelevano i giornalisti, si allunga fino a noi.

Gianpiero Caldarella

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5 pensieri su “Il caso Maniaci e la tutela delle fonti. Turchia docet

      • beh effettivamente mettono fuori gioco sia chi pubblica e sia chi tira fuori le notizie, che oltretutto rappresenta anche la parte più difficile. Poi basta un niente per mettere alla gogna un giornalista e poter livellare tutto al ribasso dicendo sono tutti uguali, mafia e antimafia.

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