Maniaci, le intercettazioni e “le vite degli altri”

Il dibattito sulle intercettazioni in Italia dura ormai da anni. Forse, più che il dibattito sarebbe meglio dire lo scontro, visto che anche su questo tema ci si è spesso divisi sulla base di un atteggiamento manicheo. Tutto buono o tutto marcio. La vicenda processuale di Pino Maniaci si sta rivelando estremamente delicata anche per la luce (o le ombre) che getta su tante altre questioni. Una di queste è quella delle intercettazioni. L’avvocato Bartolomeo Parrino, nel corso di un’intervista negli studi di Telejato (http://www.telejato.it/home/cronaca/caso-maniaci-parla-lavvocato-difensore-bartolomeo-parrino/), approfondisce la questione ponendo degli interessanti quesiti che investono tanto il dibattito parlamentare sulle intercettazioni quanto la deontologia professionale di chi fa informazione. L’avvocato Parrino afferma (a partire dal minuto 7’30”):

Dobbiamo preoccuparci di un utilizzo dei mezzi di intercettazione quando questi diventano così invasivi, così pericolosi che a prescindere da quello che è il loro rapporto rapporto col processo penale, la loro incidenza nel fatto/reato, diventano uno strumento solo per delegittimare.

A questo proposito voglio dire che mi viene da pensare, da interprete del diritto, siccome si discute sulle intercettazioni telefoniche, io ritengo anche da avvocato che le intercettazioni telefoniche siano uno strumento fondamentale di indagine investigativa, uno strumento del quale non si può fare a meno. Mi viene da pensare che un utilizzo così spregiudicato delle intercettazioni probabilmente mira a rimettere in discussione la stessa legge. In altri termini, voglio dire che in realtà le stesse persone che utilizzano spregiudicatamente le intercettazioni, probabilmente sono quelle che ne vogliono la modifica legislativa, le vogliono abolire o comunque le vogliono modificare, perché sennò ci sarebbe sicuramente un’attenzione massima all’utilizzo di uno strumento così delicato. E questo lo ribadisco perché ho avuto modo già di dirlo quando è venuta fuori quell’intercettazione che riguardava il presidente delle misure di Prevenzione sui figli di Borsellino. Un’intercettazione che si può criticare quanto si vuole, ma che non doveva essere pubblicata, un intimo pensiero, convincimento di un soggetto nell’intimo della sua privacy che viene pubblicato e dato in pasto alle persone.Immagine48

L’inquietudine dell’avvocato circa un possibile rapporto tra uso spregiudicato delle intercettazioni e le proposte di restrizioni all’uso delle stesse non pare fondata sul nulla. In più, la precisazione sul fatto che la pensava (e lo affermava) allo stesso modo anche quando sono venute fuori le intercettazione sulla giudice Silvana Saguto che parlava dei figli di Paolo Borsellino, dovrebbero far cadere ogni possibile illazione sul “garantismo a convenienza”.

A tal proposito, tengo a precisare che anche il sottoscritto che in questi giorni ha ricevuto i complimenti come un novello San Paolo, convertitosi sulla via di Damasco verso una forma di neogarantismo, si era già espresso -il 22 ottobre 2015-sulla pubblicabilità di quelle intercettazioni della Saguto. In una lettera aperta rivolta idealmente a Paolo Borsellino (https://scomunicazione.wordpress.com/2015/10/22/caro-paolo-borsellino-se-avessi-saputo-tutto-questo/#more-271) avevo infatti scritto: “nei giorni scorsi, ad ottobre, il nome di entrambi i tuoi figli, Manfredi e Lucia, sono finiti sulle prime pagine dei giornali perché una giudice di Palermo, Silvana Saguto, dopo aver dato l’ennesima dimostrazione che far scena di “pubbliche virtù” commemorando il tuo nome in un paesino vicino Palermo, è salita in macchina e, non sapendo di essere intercettata, ha dato sfogo ai suoi “vizi privati”, insultando i tuoi figli. Anche in questo caso non era necessario pubblicare gli insulti, tanto quella giudice lì sta incasinata per come ha gestito negli anni i beni sequestrati alla mafia. Miliardi di euro in patrimoni da gestire che forse neanche i mitici esattori Salemi, i cugini Salvo, avevano nella loro disponibilità tante risorse da amministrare, sempre con tanto di “mandato” da parte dello Stato. Insomma, se la Saguto sarà processata non sarà certo per gli insulti ai tuoi figli, e comunque sui giornali bastava limitarsi a scrivere che sono stati insultati, piuttosto che ripetere le sue parole, magari sapendo che in molte carceri dove ci sono ancora persone che grazie a te sono arrestate per mafia, stanno ancora ridendo. Eppure è stato fatto”.

In fondo, non è mica un reato ridere. Anzi, recenti ricerche scientifiche dicono che ridere allunga la vita. Anche “una telefonata allunga la vita”, secondo quanto recitava un vecchio slogan pubblicitario. Se quella telefonata intercettata viene però usata in modo spregiudicato, allora finisce per allungare solo “Le vite degli altri”. Come recita il titolo di un bel film. Se non lo avete visto, credo che a questo punto ne valga la pena.

Gianpiero Caldarella

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