Pino Maniaci, Frank Zappa e i tagliatori di teste

Si propone di eliminare la forfora tramite la decapitazione”. Tranquilli, non è una frase di Pino Maniaci, ma di un suo illustre “compaesano”: Frank Zappa. Suo padre era originario di Partinico e la sua fama di genio eclettico e ribelle è ancora un vanto per quella cittadina che a Frank ha anche dedicato una via. Al di là dei successi musicali, Zappa aveva una cosa in comune con Maniaci, anzi due: i baffoni e un po’ di grane con la giustizia. Nel 1963 fu accusato di associazione a delinquere per la produzione di materiale pornografico. Accusa che si rivelò infondata ma che non impedì a quel geniaccio di soggiornare per una settimana nelle patrie galere a causa di un reato minore. Nel 1985 poi fu costretto a difendersi davanti al Senato degli Stati Uniti per le accuse mossegli da un’associazione di genitori convinta del fatto che l’opera di Zappa rappresentasse un’offesa al buon costume. In quell’occasione pronunciò la frase sulla decapitazione che avete letto prima. Il linguaggio di Zappa non era certo “politically correct” e per questo subiva molte attenzioni da parte delle autorità e degli aspiranti “censori”. Ma sulla qualità della sua musica e delle sue composizioni, c’è poco da dire. Ascoltare Zappa è ancora un piacere.54d540396974b94487453454281ea

Veniamo adesso a Pino Maniaci, e alla qualità delle sue “composizioni giornalistiche”. Il combattivo cronista di Partinico, infatti, è stato dipinto in questi giorni come uno che faceva giornalismo per ritagliarsi un ruolo da “estortore”, o presunto tale. Attenzione, non stiamo parlando di un giornalista denunciato per fare un “doppio lavoro”, ma di un giornalista accusato di intimidire dei sindaci per estorcere denaro in cambio di un presunto “ammorbidimento” della linea editoriale.

Entrando nella redazione di Telejato, due giorni fa, Letizia Maniaci -cioè la figlia di Pino-, mi ha però confermato che nessun investigatore ha messo i piedi in quella redazione da quando è scoppiato lo scandalo per avere copia dei servizi trasmessi da Telejato. Né tantomeno lo ha fatto (e probabilmente non rientrava nei suoi compiti) l’Ordine dei Giornalisti. Un po’ come dire che la musica di Frank Zappa offende la morale pubblica senza avere mai ascoltato un suo disco.

Sì, va bene, ma ci sono i sindaci di Partinico e di Borgetto che lo “inchioderebbero” alle sue responsabilità, che erano talmente intimiditi, secondo gli inquirenti, da pagare di tutto e di più.

Eppure, nelle dichiarazioni rilasciate alla stampa nei giorni successivi, il sindaco di Partinico, Salvo Lo Biundo ha affermato che “Telejato deve continuare il suo lavoro perché sotto l’aspetto delle accuse contro la mafia ha operato nel massimo delle sue potenzialità” e che “Telejato non ha mai risparmiato la mia persona. Dice cose inesatte chi paventa intrecci tra me e Maniaci: invece io venivo attaccato costantemente mediaticamente e politicamente nella mia attività amministrativa.” Gli fa eco l’assessore comunale alla Pubblica Istruzione, Giovanni Pantaleo, il quale afferma che anche lui “pagava” Pino Maniaci: “anche a me li chiedeva per mantenere la sua emittente e io ho contribuito: 20-30 euro per la bolletta della luce e per comprare il latte ai cagnolini o per aiutare qualche persona che si rivolgeva a lui. Ma ciò non significava sottostare a un ricatto ma era un modo per aiutare una televisione e un personaggio coreografico.” Durante un consiglio comunale a Partinico si è anche parlato della presunta amante di Maniaci affermando che è stata aiutata per “carità cristiana” e non per costrizione. Poche centinaia di euro per fare le pulizie date ad una madre con una figlia disabile. Se sono state commesse delle scorrettezze ai danni di qualcun altro avente diritto è giusto comunque che vengano accertate e che paghi chi di dovere.

Dall’altro lato il sindaco di Borgetto, Gioacchino De Luca, ha affermato che “come amministratore non ho mai dimostrato alcun tentennamento nei confronti di chicchessia, né tantomeno nei confronti del signor Giuseppe Maniaci il quale è stato denunciato quando ha tentato di offendere l’onorabilità degli amministratori e del consiglio comunale tutto”.

Nessun ricatto quindi, secondo le loro parole. Anche se, i più accorti, sanno che le vittime di estorsione raramente denunciano i loro taglieggiatori per paura. Le vittime in genere ammettono di aver pagato solo dopo che i fatti sono venuti a galla e non avrebbe senso negare. In questo caso, paradossalmente, avviene l’inverosimile. Le presunte vittime negano, nonostante le intercettazioni che hanno “impressionato” il gentile pubblico. Possibile che si tratti solo di un’impressione, di un’allucinazione collettiva?

Non riesco a spiegarmelo e -mentre parlo con Letizia- un cagnone bianco, un altro trovatello adottato dalla redazione di nome “Cucciolo”, mi gira intorno cercando di giocare. Letizia mi spiega che da anni seguono ogni seduta del consiglio comunale di Partinico, un servizio che -mi racconta- non fa nessuno in quel territorio nonostante operino ben tre tv locali. “Una questione di trasparenza” mi dice lei. E tutta questa faccenda non brilla certo per trasparenza.IMG_6883

Le dichiarazioni dei sindaci che avete appena letto sono infatti estrapolate da articoli di cronaca locale dove i titoli sono dedicati alle agitazioni che hanno investito i consigli comunali di Partinico e Borgetto dopo lo scoppio del caso Maniaci. Come se si trattasse di episodi diversi. Al contrario, quando a Pino Maniaci è stato notificato il divieto di dimora, la sua foto ed i titoli di giornale lo accostavano a una decina di boss mafiosi arrestati a Borgetto. Come se si trattasse dello stesso episodio. Vacci a capire.

Poi succede che il 17 maggio il consiglio comunale di Borgetto decade a causa delle dimissioni di 10 consiglieri sui 15 che erano in carica. I motivi? Alcune scelte dell’amministrazione poco “trasparenti” come l’appalto per la riscossione dei tributi, l’illuminazione pubblica e la casa dell’acqua. Infine, scrivono i consiglieri dimissionari, “il caso Maniaci e i presunti condizionamenti nelle scelte amministrative del comune, ci hanno lasciato perplessi e imbarazzati”. Già, “perplessi e imbarazzati”. Un modo un po’ soft per dire che stentano a crederci pure loro.

A chi credere e a cosa credere allora in tutta questa storia? Di certo c’è che Pino Maniaci non si è arricchito, a differenza di tutti gli altri “pataccari” dell’antimafia che hanno costruito fortune. Le presunte vittime di estorsione negano. La “linea morbida” di Telejato non è mai stata dimostrata né tantomeno è stata attenzionata. Un intero consiglio comunale si è dimesso a dimostrazione che non tutto funzionava in modo proprio trasparente. Chi abbia ucciso i cani di Maniaci non è ancora dato sapere. E Frank Zappa da lassù se la ride, buttandoci addosso un po’ di forfora.

Gianpiero Caldarella

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3 pensieri su “Pino Maniaci, Frank Zappa e i tagliatori di teste

  1. Articolo malizioso e fuorviante, di chi se la canta e se la suona. A noi comuni mortali nulla è permesso, mentre l’atteggiamento di mafiosità di Maniaci fa spettacolo e magari è pure una forma d’arte. Certo, bisogna pur campare, anche scrivendo. Noi speravamo soltanto di essere meno soli, ma a quanto pare saremo sempre gli unici a soccombere. Che tristezza!

  2. Gentile sig. Dario, mi creda, sono veramente dispiaciuto di aver generato in lei una sensazione di tristezza. Non era mia intenzione. Eppure sono più che consapevole che questo pezzo, come del resto gli altri già pubblicati sul caso Maniaci su questo sito sia “fuorviante” rispetto alla lettura dominante che ne è stata fatta. L’attacco del pezzo (cioè l’inizio) su Frank Zappa l’avrà colpita, e quindi a questo punto le chiedo se la foto di Maniaci assieme a quella di una decina di boss mafiosi arrestati nella stessa notte, nella stessa operazione delle forze dell’ordine (pur trattandosi di fatti non collegabili), ha scosso la sua sensibilità. Oppure, se vogliamo spostarci su quotidiani ben più storici, blasonati e letti del mio blog, posso proporle l’attacco del pezzo che fa il Giornale di Sicilia del 7 maggio a pagina 7: “«Ho risposto a tutte le domande», dice -inconsapevolmente parlando come Totò Cuffaro- Pino Maniaci, uscendo dall’aula in cui è stato appena interrogato dal Gip di Palermo Fernando Sestito”.
    Non so se l’accostamento a Totò Cuffaro le sembra più generoso, se trova delle “malizia” anche in scelte di tal genere. Lei dice che me la canto e me la suono, eppure nel pezzo ho riportato delle frasi espresse dai sindaci di Partinico e Borgetto, che sono i diretti interessati in quest’inchiesta. Ho espresso dei dubbi, ho riportato dei fatti. Se ho detto qualcosa di non vero, trovo corretto che lei me lo faccia notare e non ho difficoltà a porgere delle scuse e sono consapevole del fatto che posso essere denunciato per quello che scrivo. Non ho detto che Maniaci è un artista o un uomo di spettacolo. E neanche lo penso. Chiaro è che non sono d’accordo con lei quando parla della “mafiosità di Maniaci”, almeno finché non sarà celebrato un processo e gli sarà data la possibilità di difendersi, visto che al momento le strumentalizzazioni, vista anche la delicatezza delle inchieste che portava avanti, possono essere dietro ogni angolo. Non siamo soli, se così fosse non avrei scritto quello che ho scritto, ho ancora speranza nella giustizia. Ma l’inerzia spesso non è una buona compagna della giustizia. Anche i compagni di Impastato non hanno creduto nell’ipotesi dell’attentato finito male, hanno cercato di raccogliere prove, hanno cercato di sfondare quel muro di “sicurezze” che i grandi giornali avevano. Dopo tanti anni ce l’hanno fatta. Buona serata

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