Cera una volta

La cera una volta la si trovava dappertutto. Nelle piazze, nei negozi, persino sugli alberi. Tutto era lucido e levigato. Poi tanta gente si convinse che era arrivato il momento di sbarazzarsi delle vecchie scarpe. C’era voglia di nuove suole, tanto lucide e levigate da potersi specchiare, tanto ben fatte da poter calpestare alberi e formiche, alluci e arcobaleni.

Le nuove suole si diffusero velocemente, in pochi seppero resistere a quella scivolosa tentazione di pattinare sulla cera. Una volta che c’era, perché no?

Donne, uomini e pinguini scivolavano lontano lontano e certe volte finivano le loro corse direttamente all’ospedale. Gli infermieri erano diventati pigri e ad ogni sbarco di umanità scivolata facevano la stessa battuta: “tranquillo che ora te le facciamo noi le scarpe!”

Erano diventati tutti così scivolosi da non potersi più fermare dove volevano. Chi voleva andare al panificio si fermava davanti alla farmacia. Chi voleva andare al lavoro si fermava davanti alla prigione. Chi aveva un appuntamento con la fidanzata davanti a un cinema si fermava con la suocera davanti a una chiesa. Guai a voler prender l’autobus che si rischiava di scivolare sul marciapiede e di venire schiacciati da autisti che sembravano impazziti. Perché anche loro avevano le scarpe con la suola nuova e in più non riuscivano a togliere il piede dall’acceleratore.lumaca

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Commemorazioni segrete

Se c’è una cosa che funziona in Italia sono i servizi segreti.

Grazie al loro lavoro possiamo dormire sonni tranquilli, perché la sicurezza dello Stato è nelle loro mani. Mica si tratta di gente che timbra il cartellino e va a fare la spesa al supermercato, qua stiamo parlando di persone che per eccesso di zelo si occupano di garantire pure la sicurezza dei governanti, passati e futuri.

Epperò c’è sempre qualche prevenuto che si incazza perché dice che fanno più del dovuto, ‘sti poveri cristi. Che fino a quando si parlava dei presunti dossier sui magistrati raccolti dal SISMI, uno poteva pensare che tutto sommato pure loro, come personaggi pubblici, non possono pretendere di avere troppi segreti.

E siccome oltre alla sicurezza militare, anche la sicurezza democratica ha una sua importanza, ritorna d’attualità la notizia che pure il SISDE potrebbe aver avuto un ruolo nell’omicidio del giudice Paolo Borsellino e degli agenti della scorta.00710

Se tutta questa storia fosse la trama di un brutto film di James Bond, verrebbe da dire che la Spectre italiana è la magistratura e che in nome di una presunta sicurezza si ha licenza di uccidere la giustizia.

E noi? Da spettatori possiamo sempre permetterci il lusso di tifare per i cattivi, ma sarebbe bene non dimenticare che siamo anche i minchioni dei produttori, quelli che pagano le tasse, compresa quella per l’ipocrisia di Stato.

Perché le commemorazioni non è che si possono fare in segreto, non sarebbero un buon servizio…

Gianpiero Caldarella

(andato in onda su Radio24 nel 2008)

La lunga linea

Leggerezza. Una parola che si ripete mentre sui binari, lisci e sporchi come sempre, si muove la verde carrozza che mi ha inghiottito. Gli esami, forse gli ultimi per la mia capacità di conciliare ricordi e speranze, si allontanano.

Città vissute e attraversate come dal vento, come se l’uscita, troppo vicina, imponesse una calma non naturale. Nuove città offriranno nuovi passi, lenti, lontani dai monumenti e dalle culture che si impongono. Determinare un percorso, scegliere di fermarsi o di procedere forse dipende solo dagli sguardi, da incroci dove niente è chiaro.

Se è rosso mi muovo, all’ultimo istante mi fermo e mi volto per rigirarmi e correre inseguendo un biglietto scritto qualche ora prima. È già in fuga quel pezzo di carta e come me non rispetta i semafori. Non è un trasgressore o un ribelle, forse solo un ignorante.

Tunisia 2012. Viaggio intreno con ragazzi attaccati al vagone. I piedi sporgono dal finestrino.

Tunisia 2012. Viaggio intreno con ragazzi attaccati al vagone. I piedi sporgono dal finestrino.

Fu così che monsieur Sodinonsapere e madame Curiosità un giorno finirono per sposarsi, ma la coscienza dell’immensità si trasformò in senso di impossibilità che seminò zizzania e il 29° giorno il divorzio fu celebrato. Ognuno per la sua strada ma i passi della Curiosità erano più lunghi.

Quando ebbe completato il giro del mondo, madame Curiosità si fermò a guardare l’impronta di una mano, profonda, su un muro. Si leggeva la stanchezza su quell’impronta, ma anche una certa familiarità. Riconobbe la mano del suo vecchio compagno e cominciò a chiedersi dove fosse finito, che aspetto avesse. Di certo lo aveva superato, ma pensò che se avesse fatto un’altra volta il giro del mondo lo avrebbe rincontrato. Allora affrettò il passo, rifece il giro, ma lui non c’era. Solo un’altra impronta, un po’ più profonda e poco distante dalla prima. Rifece il giro per una terza volta, una quarta e infine una quinta. Niente di fatto.

Si convinse che era inutile, che non l’avrebbe più trovato. Si fermò, sedendosi su una roccia, quando si sentì sfiorare da una mano. Era lui che l’aveva trovata. Monsieur Sodinosapere si era finalmente sbarazzato dell’immensità, sapeva racchiudere il mondo in una mano e, aprendola, prendere la curiosità per mano e mostrarle la lunga linea che aveva tracciato attorno alle sue cinque dita.

Gianpiero Caldarella

08/10/2002 h.20 Treno Roma-Modena

Affetti collaterali

Voscienza ‘bbenedica, si mittissi comodo ‘nca ora ci dobbiamo infilare un discorso. Vossìa lo sapete megghio di Nuatri che chi canta vittoria senza sapiri quello che sta facendo è come un viddanu contento di dari zappunati ‘mmenzu u mari. È un babbasuni, non ha capito niente! Lo zio Bernardo è dentro, ma loro neanche sanno quello che stanno facendo. Vossìa l’avete vista mai una chiesa che chiude perché muore il prete? Cu campa di simboli ora si può riempire la bocca, ma non la panza, perché tutta questa storia è carta di giornali che prima poi si sputa, perché col tempo perde sapore.POSTER9

Megghio così, megghio far pensare che la Sicilia e l’Italia siano cambiate, megghio far pensare che sono gli uomini a creare le condizioni e non le condizioni a creare gli uomini. E finché ci sono certe condizioni, certi uomini non mancheranno mai. Quello che conta, e lo dice uno che si chiama Denaro, non è la moneta, ma “essere fedeli alla causa”. Ognuno come può. Pare che siamo moschettieri, che lavoriamo tutti per uno e uno per tutti. Invece funziona che sono in molti a lavorare per pochi, e mai per uno solo. Ora dicono che manca il capo. Pare una barzelletta! Ma che fa, nessuno se lo ricorda che anche alla Procura di Palermo manca il capo da più di due stagioni? Davanti al Palazzo di Giustizia che c’è scritto “chiuso per ferie”? E la Sicilia democratica della maggioranza costituita, che si indigna e si batte il petto, quando arriva il momento delle elezioni, con una mano scrive e con l’altra cerca picciuli ‘nta sacchetta. Pare che siamo al nord, che ci pigghia lo scrupolo di tapparsi il naso. Quello che fuori fa puzza, qua fa sciavuru… profumo di fedeltà. I cristiani non ci mancano. Come si dice da queste parti, si chiude una porta e si apre un portone. Per ora Bernardo è dentro, che mischino, si deve pure curare, ma tutto il suo stato maggiore è tornato in libertà nelle scorse settimane: dal Castello a Lipari… Sempre a norma di legge, per carità. Quello che dobbiamo fare adesso, è dare ragione a tutti, perché sappiamo che la ragione ce l’hanno le puttane. E che nessuno si azzardi di avere nostalgia dei pizzini, perché non ce ne sarà di bisogno. O vi siete scordati di come li facciamo entrare e uscire dal carcere? Entrare e uscire, perché nessuno parla da solo. Pure questa dei pizzini sta diventando una moda e i parlamentari, come sempre, sono i primi a prendersi le buone abitudini di casa nostra. Ora vi dobbiamo lasciare, ma ricordate che quando vi diranno: “Addio Pizzini”, potete sempre rispondere: “Avete ragione”. Baciamo le mani.

Gianpiero Caldarella

(pubblicato sul mensile “Pizzino”, n.9, maggio 2006)