3 ottobre a Lampedusa: la realtà, le commemorazioni e le fiction

Le bare non lasciano intravedere il colore della pelle. Le bare non hanno colore. La morte sì. Il nero domina. Una sorta di buco nero che ci interroga su quello che ci sarà dopo. Spesso però diventa necessario porsi delle domande su quello che è accaduto prima. Una sorta di zona grigia che per ragioni diverse non si riesce a penetrare.

Il 3 ottobre 2013 a Lampedusa è successa una tragedia. Più di 360 morti, una ventina di dispersi, il tutto a circa un miglio dalla costa, nonostante tutti i radar, nonostante la massiccia militarizzazione dell’isola. La stragrande maggioranza del centinaio di superstiti furono salvati da gente dell’isola, diportisti e pescatori, alcuni dei quali hanno fin dall’inizio parlato di una lunga attesa (quasi un’ora) prima che arrivassero le motovedette dei soccorsi. Gente rimasta segnata da quell’esperienza, scioccata nel vedere morire tanta gente davanti ai loro occhi, nel capire che non si potevano salvare tutti e che decidere di tirare in barca qualcuno significava inesorabilmente condannare qualcun altro. Ho parlato con più di uno di questi primi soccorritori, ho visto nei loro visi quel turbamento emotivo che nasce dal rievocare certi momenti che ti segneranno per sempre.-

Vito, ad esempio, con alcuni amici che erano con lui nella sua barca ne ha tirati in salvo 47. “Almeno un minuto a testa ce lo vuoi mettere per tirarli su”, mi dicevano, “considera che erano anche immersi in un mare oleoso, scivolavano”. Parole che spesso si ripetevano parlando con Vito, con Linda, con Marcello, con Grazia. Parole che mi facevano pensare che se altre tragedie dovrebbero essere evitate, non si poteva non ripartire dall’accertamento delle verità. Il che non significa mettere sotto accusa i “soccorritori istituzionali”, ma cercare di capire se qualcosa si è inceppato e perché. Cosa abbiamo fatto invece? Abbiamo trasformato la tragedia in una fiction, in una data sul calendario buona per prendere il volo di stato da Roma o da Bruxelles per farsi fotografare a Lampedusa.

I buoni”, attori prestati alla fiction della politica (e viceversa), ogni anno avranno così l’occasione per mettersi in posa davanti alle telecamere, pronti per un passaggio sul tg delle 20.

I cattivi”, come gli attivisti di Askavusa a Lampedusa, gente che mi ha raccontato di aver visto “gli orrori della guerra, centinaia di bare, senza vedere le bombe scoppiare”, sempre lì a denunciare le cause delle migrazioni, le responsabilità dell’Europa e le narrazioni distorte che si fanno a partire da Lampedusa, rimangono attenzionati dalle forze dell’ordine.

E infine “i brutti”, cioè i primi soccorritori, cioè quelli che in un mondo più umano dovrebbero essere considerati eroi, essere completamente ignorati dalle autorità, dagli organi inquirenti e dalle ricostruzioni giornalistiche, come dei disadattati rispetto al mondo da fiction che hanno creato. Eppure, ricordo che il 3 ottobre 2014 (ero lì), “i brutti” presero le distanze dai buoni scrivendo e firmando questa lettera che la dice lunga sul “coraggio” che ci vuole a fare una commemorazione e sulla forza che è necessaria per dire NO: Eccovi il testo integrale:

“OGGETTO: RIFIUTO ALLA PARTECIPAZIONE DELLA CERIMONIA ORGANIZZATA DAL COMUNE DI LAMPEDUSA E DAL FESTIVAL “SABIR”

In occasione dell’anniversario del naufragio del 3 di ottobre 2013 che ha provocato la morte di 368 persone, io sottoscritto Vito Fiorino, personalmente ed in nome delle sette persone che si sono prodigate con me al salvataggio di 47 vite umane a bordo della mia imbarcazione, RIFIUTO ESPRESSAMENTE di partecipare a qualsiasi cerimonia organizzata dal Comune di Lampedusa. Appena accaduto il fatto, nell’anno trascorso fino ad oggi, non siamo stati interpellati né ascoltati dal primo cittadino, Giusi Nicolini.

In risposta dagli inviti inviati dal Sindaco e dal Comitato 3 ottobre in collaborazione con il Comune di Lampedusa, quindi, esprimo il nostro rifiuto alla partecipazione a tali manifestazioni, rifiuto rivolto alle istituzioni motivato dall’inesistente considerazione del Comune di Lampedusa rappresentato dal sindaco Giusi Nicolini, considerazione che ci aspettavamo scontata ma mai avvenuta. Tale rifiuto è solo rivolto alle istituzioni nel pieno rispetto delle vittime, dei superstiti e delle loro famiglie. Preferiamo rimanere nel nostro silenzio ed avremmo preferito che le istituzioni avessero continuato a farlo, silenzio che hanno portato avanti per ben dodici mesi dal giorno della tragedia e che ora viene rotto da manifestazioni mirate ad uno spettacolo mediatico strumentalizzato, nonché da sfilate di politici inutili e dispendiose. La nostra commemorazione rimane privata così come lo è stata dal giorno della tragedia ad oggi.

Distinti saluti

Vito Fiorino , Grazia Migliosini , Linda Barrocci, Marcello Nizza, Alessandro Marino, Anna Bonaccorso, Rosaria Racioppi, Carmine Menna.”

Questa lettera è oggi parte integrante di un dossier, preparato dal collettivo Askavusa di Lampedusa, che tenta di ricostruire quanto successo il 3 ottobre 2013. Leggendo il dossier, appare paradossale che uno dei primi soccorritori viene anche denunciato da un giornalista della Rai per gli strascichi di questa vicenda. “E chistu è u’ ringraziu”, si dice in Sicilia. Da qui il link del dossier:

https://askavusa.wordpress.com/03102013-il-naufragio-della-verita/

C’è anche un documentario video che raccoglie in esclusiva le testimonianze dei primi soccorritori e di alcuni superstiti a quella strage. È un tentativo di ricostruzione della realtà. Poi, se preferite ci sono le commemorazioni e le fiction. E mi raccomando, non perdetevi la notte degli Oscar.

Gianpiero Caldarella

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