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Una spremuta di acqua intelligente/2

Inchiesta-“cuntu” sulla rivoluzione in atto nel settore idrico in molti comuni delle Madonie e del Palermitano – Cap. 2

segue da: https://scomunicazione.wordpress.com/2021/06/14/una-spremuta-di-acqua-intelligente-inchiesta-cuntu-sulla-rivoluzione-in-atto-nel-settore-idrico-in-molti-comuni-delle-madonie-e-del-palermitano—cap-1/

UNA SCELTA CORALE E UNA DISCUSSIONE APERTA

Posta in questi termini, tutta la vicenda sembra non meritare particolare attenzione dal punto di vista giornalistico, come se il percorso fin qui elaborato dalle amministrazioni che gestiscono gli acquedotti fosse né più e né meno che un atto dovuto. Eppure una scelta tanto strategica quanto onerosa per le comunità coinvolte avrebbe sicuramente meritato più spazio nel campo della comunicazione istituzionale. In altre parole, le amministrazioni comunali avrebbero potuto fornire più informazioni sulle trasformazioni in atto nel settore idrico e delle scelte che stavano ormai da tempo operando.

Quello che succede è invece che un minimo di dibattito pubblico inizia a crearsi dopo che gli undici comuni coinvolti, tra il 16 dicembre 2020 e il 20 gennaio 2021, con delle delibere di giunta -cioè senza un mandato esplicito dei vari consigli comunali- approvano uno schema di accordo “per il conferimento, all’Unione dei Comuni “Madonie” del mandato per l’attivazione di un Accordo Quadro ai sensi dellart.54 del D. Lgs n. 50/2016, per la fornitura di Kit di contatori intelligenti da installare presso le utenze civili ed industriali” servite dagli stessi comuni nell’ambito del Servizio Idrico Integrato. Il primo Comune a firmare questo accordo è Sclafani Bagni, l’ultimo Petralia Soprana, dove ha sede l’Unione dei Comuni.

A questo punto, soprattutto sui social data la pandemia e l’impossibilità di riunioni in pubblico ci si inizia a chiedere quanto costeranno questi contatori smart, se la gestione del servizio idrico continuerà ad essere interamente pubblica, se i comuni avranno le necessarie risorse, cioè di personale competente per gestire delle reti informatiche capaci di interfacciarsi con ogni singolo contatore intelligente. 

Arriva quindi il momento in cui alcuni sindaci, come quello di Isnello, Marcello Catanzaro, sollecitato sulla questione via social, rassicura la popolazione dicendo che la gestione dell’acqua rimarrà pubblica e che per questo obbiettivo i comuni che hanno firmato l’accordo con l’Unione si sono impegnati in una battaglia che dura da più di un anno ottenendo il “regime di salvaguardia” che consentirà di continuare a gestire il servizio idrico senza cedere questa competenza all’Amap S.p.A. (Azienda municipalizzata Acquedotto di Palermo, ente gestore del servizio idrico integrato in 34 comuni dell’area metropolitana di Palermo), che quella dei contatori intelligenti è una scelta di efficientamento e di progresso, che l’Unione dei Comuni rappresenta gli interessi di ogni singolo comune e che in sostanza il comune di Isnello, nello specifico, ha le risorse o quantomeno le potenzialità per affrontare le nuove sfide contando sui propri mezzi. Sul come mai poco era stato comunicato fino a questo punto, la risposta data il 26 gennaio su Fb non lascia adito a dubbi: “Divulgare pubblicamente il raggiungimento e gli effetti di questo importante traguardo raggiunto era già intendimento di questa Amministrazione: attendevamo solo la conclusione del procedimento”.

Il sindaco di Isnello Marcello Catanzaro

La situazione è più o meno analoga negli altri comuni, vale a dire che i cittadini poco o nulla sanno di quanto sta accadendo. Intanto i fatti si susseguono rapidamente.

Il 18 febbraio 2021 con la determina n.3 l’Unione dei Comuni nomina il geometra Salvino Spinoso -già responsabile tecnico del comune di Petralia Soprana e a quella data in forze presso l’Unione dei Comuni-, come Responsabile Unico del Procedimento (R.U.P.) per l’attuazione della fornitura dei kit di contatori intelligenti. A firmare la determina è il Responsabile del settore tecnico dell’Unione, ingegnere Pietro Conoscenti.

Da notare che nella stessa determina, tra le premesse, si legge che “l’Amministratore Unico di SOSVIMA SpA con nota prot. N° 1780 dell’16.02.2021 ha invitato il Responsabile del Settore Tecnico dell’Unione di voler procedere con la massima celerità possibile all’avvio delle procedure necessarie al raggiungimento del precitato obiettivo”

Con questo passaggio nel nostro racconto entra in gioco un altro attore, cioè la Sosvima (Società Sviluppo Madonie), una società pubblico-privata nata nel 1997 come soggetto responsabile del patto territoriale e che da tanti anni consorzia enti pubblici e forze imprenditoriali, diventando ormai da tempo una realtà consolidata per lo sviluppo del territorio, grazie alle sue capacità progettuali e relazionali. A guidare la Sosvima, che ha sede a Castellana Sicula, è l’amministratore unico dottor Alessandro Ficile.  

Dal contenuto delle poche righe in cui la Sosvima è citata nella determina, possiamo dedurne che di certo non manca di autorevolezza o di capacità di convinzione se solo due giorni dopo dal “sollecito” viene nominato il RUP.

Qualcosa però non ha funzionato per il meglio, dato che il 7 aprile 2021 il geometra Spinoso rassegna le sue dimissioni volontarie irrevocabili dal ruolo di Responsabile Unico del Procedimento e così il 19 aprile 2021 con la determina n.19 dell’Unione dei Comuni viene nominato il nuovo Rup nella persona dell’ingegnere Pietro Conoscenti. A firmare la determina è ancora una volta il Responsabile del Settore Tecnico dell’Unione, cioè l’ingegnere Pietro Conoscenti. Quale sia il motivo delle dimissioni non si sa, ma quello che salta agli occhi è che solo tre giorni dopo, il 22 aprile, viene approvato dall’Unione il progetto per la fornitura di Kit di contatori intelligenti, un “piccolo” progetto da quasi tre milioni di euro.

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Una spremuta di acqua intelligente/1

Inchiesta-“cuntu” sulla rivoluzione in atto nel settore idrico in molti comuni delle Madonie e del Palermitano – Cap. 1

Mettetevi comodi se avete voglia di sapere cosa si muove in molti comuni del palermitano e in particolare delle Madonie attorno ad uno dei beni primari per la vita dell’uomo e cioè l’acqua. In fondo riguarda anche le vostre tasche, dato che diversi comuni si stanno attrezzando con dei mutui per far fronte alle spese necessarie per adeguarsi alle nuove leggi e regolamenti. Sono tutte quante spese necessarie? Starà a voi rispondere a questa ed altre domande, se avrete un po’ di tempo e di attenzione da dedicare alla lettura di questo lungo pezzo. Del resto anche l’acqua impiega il suo tempo per scendere dalle montagne fino a valle. A noi invece tocca l’onere di proporvi questo “cuntu”, un’inchiesta che inizia proprio dal conto, dal conteggio dell’acqua che sarà affidato a dei contatori intelligenti e che abbiamo diviso in tre parti. Seguirà poi la parte relativa al regime di salvaguardia, quello ottenuto dai comuni per continuare a gestire in proprio il servizio idrico. Anche lì ci sarà tanto da raccontare e da spiegare. In quanto al metodo, abbiamo deciso di non dare nulla per scontato, per questo abbiamo citato nel dettaglio leggi e regolamenti, abbiamo cercato di guardare ai vantaggi e ai possibili svantaggi di determinate operazioni su larga scala, abbiamo cercato di avere informazioni su cosa accade altrove per capire meglio cosa sta succedendo sulle Madonie. Adesso possiamo aprire i rubinetti. Servitevi pure.

I NUOVI CONTATORI: DOVE QUANDO E PERCHE’

Tra qualche mese in undici comuni delle Madonie faranno la loro comparsa i nuovi contatori intelligenti che andranno a sostituire i vecchi contatori dell’acqua. Veniamo ai numeri: un totale di 21.980 contatori e 37 sistemi smart (telelettore e software di gestione) per un importo a base d’asta che è stato fissato in quasi tre milioni di euro, per la precisione 2.940.893,79 euro

Tabella tratta dalla deliberazione n.16/2021 della giunta dell’Unione dei Comuni “Madonie” con i costi complessivi del progetto.

Il progetto “Fornitura di kit contatori per acqua potabile con modulo di telelettura” è stato infatti approvato dalla giunta dell’Unione dei Comuni Madonie il 22 aprile 2021 e il 3 giugno è stato sottoscritto l’avviso pubblico di manifestazione di interesse per procedere alla selezione delle aziende che parteciperanno alla procedura ristretta. Ultimo giorno utile alle imprese che vorranno  partecipare a questa gara sarà il 6 luglio.

I comuni interessati a questa “rivoluzione smart” sono: Caltavuturo, Campofelice di Roccella, Castelbuono, Collesano, Geraci Siculo, Isnello, Petralia Soprana, Petralia Sottana, Polizzi Generosa, Scillato e Sclafani Bagni, al cui interno risiedono complessivamente più di 35mila cittadini.

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Isnello, Comune irtuoso

Isnello, Comune irtuoso. Non si capisce? Forse ho dimenticato di dirla tutta, ora vengo e mi spiego. La bella notizia è quella comunicata sui canali social del Comune e del sindaco: è stata superata la quota del 65% di raccolta differenziata per il 2019 e del 75% per il 2020. 

Quindi la Regione Sicilia ci ha premiati con 22.650  euro e l’amministrazione Comunale con una delibera del 29 marzo ha deciso di confermare la riduzione del 25% della tassa sull’immondizia (TARI) per il 2021 per i commercianti, e di abbattere di un ulteriore 45% la tassazione per le attività più colpite, come bar e ristoranti. Lo so che lo sapete. Tanti like lo testimoniano. E in effetti è una bella notizia. Non solo il risultato raggiunto ma la scelta dell’amministrazione di sostenere le attività commerciali in sofferenza. 

Adesso arrivo alla nota dolente. Sempre il 29 marzo, l’amministrazione Comunale di Isnello con una delibera ha approvato le nuove tariffe del Servizio idrico integrato cioè dell’acqua per il 2021. Tariffe che dovranno essere ora approvate dall’Ati Palermo e che prevedono un incremento del 5%. Quindi aspettiamoci bollette più salate per l’anno in corso e certamente questo non è un capriccio dell’amministrazione, anzi, poteva andare pure peggio, visto che il margine di incremento poteva arrivare al 9% e ci sono tante cose da fare, sistemare le reti idriche, installare i contatori intelligenti ecc ecc. 

Lo sapevate che le bollette dell’acqua saranno più salate? Attenzione: stiamo parlando di atti pubblici, tutto discusso in consiglio comunale e pubblicato sull’albo pretorio del Comune. Tutto regolare. Il punto è come mai alcune deliberazioni diventano notizia e altre che incidono altrettanto o forse di più sulla vita di una comunità no? Uno dei criteri per cui un fatto diventa notizia, la cosiddetta notiziabilità, dovrebbe essere quello per cui riguarda la vita di tante persone, e se la matematica non è un’opinione, i commercianti di Isnello sono un po’ meno dei residenti. 

Qualcuno più intelligente di me dirà che ci è arrivato subito al perché di questa scelta di non notiziabilità. Perché forse quella dell’aumento delle tariffe idriche non è una bella notizia. Ma qualcuno dovrebbe darla, anche se quest’aumento fosse inevitabile o un atto dovuto. E qui forse sarebbe il caso di parlare di quello che dovrebbe essere il ruolo dell’opposizione. Alla maggioranza invece suggerirei di comunicare senza omettere quello che può risultare poco piacevole, quello che non attira like. Insomma, di dirla tutta. 

Allora sì che si che il comune di Isnello si potrebbe fregiare del titolo di virtuoso. Per intero.

Gianpiero Caldarella

Conte fa più paura del coronavirus?

Diciamoci la verità, il premier Conte non rappresenta direttamente nessuno, è figlio di un compromesso che fa ombra ai dirigenti del Pd e a quelli dei 5 stelle. In più questa alchimia parlamentare ha finito per “affamare” i sovranisti come Lega e Fdi e i “moderati” di Forza Italia.

Non c’è nessuno dietro a Conte. Eppure. Già, eppure è successo qualcosa che nessuno si aspettava in questi mesi. Difficile dirlo in poche righe. Da quello che appare finora, Conte si è dimostrato autorevole ed affidabile (cioè degno di fiducia) tanto di fronte alla presidenza della Repubblica che di fronte alla comunità internazionale.

Il problema “nella comunicazione” è qualcosa che ha radici molto più profonde e lontane. Fino a meno di un anno fa sembrava che buona parte degli italiani preferisse essere guidata da personaggi che invocavano “pieni poteri” lasciando intendere che solo una svolta autoritaria poteva salvare la situazione. Il tutto in nome di un sovranismo che già era chiaro come fosse del tutto inadeguato in tempi di globalizzazione ed accordi internazionali. Oggi che si parla di pandemia, a maggior ragione il sovranismo sembra una barzelletta. Dove sono i sovranisti alleati dell’opposizione? L’America di Trump che cerca di avere il vaccino in esclusiva? I paesi del blocco di Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca) che bloccano gli aiuti destinati all’Italia? La Gran Bretagna che fa più giravolte di un ballerino di Flamenco?

Per dirla tutta anche i Paesi a vocazione “europeista” come la Germania e non solo hanno mostrato ancora una volta il loro volto spietato dimostrando di non aver capito che andando in ordine sparso si può realizzare un guadagno immediato ma a medio e lungo termine ci si può solo perdere. La Germania, prima esportatrice d’Europa, attua un blocco su prodotti medicali e sanitari vitali per i paesi alleati. I paesi ricchi possessori di parte del debito italiano -e non solo- non intendono rinunciare ai loro guadagni speculativi sullo spread. E tanto ci sarebbe ancora da dire. Continua a leggere

Un vaccino per Report

Report e quel poco di libera informazione di inchiesta che rimane Italia sono visti da buona parte della politica e dalla grande industria (praticamente una coppia di fatto) come un pericolo da eliminare. Magari con un vaccino. Che poi ne esiste già più di uno: le querele milionarie per diffamazione, la censura di stato, e le puntate “riparatorie”. Che poi già il solo fatto di parlare di puntate “riparatorie” ci sposta sul delicato terreno nella fede, là dove dare la notizia è peccato, ricoprirsi il capo di veline ministeriali è segno del pentimento, non essere cacciati a pedate è segno del perdono.

Tutto è bene quel che finisce bene, ma in questa storia rimane qualcosa, un senso di colpa permanente che vorrebbero inculcare a quei giornalisti che cercano di far bene il proprio lavoro, assumendosene i rischi e con onestà intellettuale, sapendo che si può sbagliare ogni tanto, qualche fonte può essere meno “limpida” di quel che sembrava (succede anche alle procure), qualche tono può essere sopra le righe. Chi per mestiere racconta i fatti sa che non esiste la “clausola” di infallibilità, quella ce l’ha solo il papa. E così il senso di colpa spesso si traduce nel peggiore dei mali per chi esercita la professione di giornalista. Quel male si chiama “autocensura”. Quel male per i poteri forti è il più potente dei vaccini.

Gianpiero Caldarella

Preterintenzionale

Preterintenzionale. Quanti italiani capiscono il significato di questa parola?

Nella maggior parte dei casi, visto che comincia con “prete”, il vicino di casa supporrà che ha a che fare con il perdono. Del resto in Italia si perdonano tante cose. Si conoscono i peccati ma i nomi dei peccatori rimangono sconosciuti. Non importa che siano pubblici ufficiali che hanno abusato del loro potere o banchieri che hanno trasformato i depositi dei cittadini nelle loro riserve di caccia.stefano-cucchi1

Ego te absolvo” dice lo Stato e scompare il dolo, scompare la colpa, scompare il rimorso, scompare la giustizia e la consolazione.

Del resto, anche il reato di tortura può essere preterintenzionale. No, mi sto sbagliando, quello non esiste ancora, non l’abbiamo ancora scoperto. Aspettiamo il salvatore, indecisi sulla sua identità. Sarà un nuovo Cristoforo Colombo o un nuovo tenente Colombo?

Gianpiero Caldarella

Er cecato e Occhionero

Se ritrovarono tutt’e due a Regina Coeli,

dopo aver ballato la danza dei sette veli

con la panza ricoperta di peli.

“Tu l’hai cojonati co’ mafia capitale

ma io so i cazzi di tutto lo stivale”

disse Occhionero al suo rivale.

“Qui semo ar gabbio e semo a Roma, coccobello,

qui so’ meglio io, altro che virus, usa er cervello”

rispose Er cecato senza fare bordello.occhineri

E così, dopo quella che pareva ‘na provocazione

i due si misero a cercare una soluzione,

che in fondo tutt’e due c’avevano ragione.

“Se ce scambiamo le notizie non è male

tiriamo in mezzo ar ministro e ar cardinale

e vediamo che succede in tribunale”.

L’occhio nero tutto furbo guardò l’occhio bendato,

e capirono che stavorta avevano svortato,

che messi insieme non ci poteva neanche un magistrato.

Che i segreti in Italia sono come le suole

pesti la merda e dici: “che profumo di viole”,

occhio non vede e cuore non duole.

Gianpiero Caldarella

TgClan

Ogni volta che torno in Italia dopo periodi più o meno lunghi, ho la sensazione che è impossibile capire ciò che succede in politica se non si ha una certa confidenza con le dinamiche di funzionamento delle organizzazioni criminali.

Detto in parole povere, le “lezioni” di Carminati (vedi mafia capitale) sul mondo di sopra, di sotto e di mezzo sono più utili di un corso di diritto pubblico, privato o costituzionale se si ha l’intenzione di cogliere la direzione verso cui viaggia questa nostra società. Quello sarebbe il dato reale.corrado

Poi c’è il “Paese apparente”, che è quello che ci raccontano i papaveri istituzionali, quelli che occupano le poltrone che contano, non solo politici, ma anche grandi funzionari, faccendieri e facce di culo. Un Paese dove la corruzione è solo una deviazione e non la regola, dove le mafie meritano meno attenzione del traffico nelle ore di punta, dove la povertà è un tabù di cui è meglio non parlare. Un Paese proprio a-parente, cioè a misura di parente. Dicono che in democrazia i partiti sono necessari. Ok, però potrebbero pure chiamarli Clan. Giusto per evitare equivoci.

Magari un giorno potremmo anche assistere alla comparsa di un Clan Democratico. In fondo non cambierebbe tanto, solo le parole.

Anche i TgClan potrebbero funzionare più o meno allo stesso modo.

Gianpiero Clandarella

La Brexit, Trump, i no-global di oggi e quelli di ieri

Qualcuno dovrebbe dirlo a Donald Trump che è un neo-no-global. E anche a chi ha cavalcato la Brexit e a Theresa May che avrà il compito di guidare il Regno Unito nel prossimo futuro.

Sì, perché in fondo senza le idee no-global questi personaggi non avrebbero avuto successo nelle urne. Gli slogan elettorali erano chiari: la globalizzazione ha prodotto danni incommensurabili, ha arricchito le multinazionali e impoverito i cittadini, cioè le persone.

Una globalizzazione che, stiamo attenti, è figlia della deregulation, del liberismo sfrenato, del lobbismo e che nei momenti critici, a cavallo del 2000, ha sempre strizzato l’occhio alle destre liberiste. Basta pensare alla grande manifestazione contro il G8 a Genova nel 2001 per avere un’idea di come certe cose in fondo le si sapessero già, le sapevamo già. Solo che in quel momento tutti i governi occidentali e il mondo dell’informazione avevano altro a cui pensare, c’erano la grande finanza e le multinazionali che dovevano fare cassa e spartire le mance ai partiti, appoggiati magari da uomini che oggi fanno la voce dura contro la globalizzazione. Uomini che allora non esitavano a definire i no-global come dei violenti anarchici o dei terroristi. Per questo la Diaz e Bolzaneto vennero ritenute dai più come una “giusta” risposta dello Stato.

Immagini della scuola Diaz dopo la "visita" delle forze dell'ordine

Immagini della scuola Diaz dopo la “visita” delle forze dell’ordine

Tutto era diventato un problema di ordine pubblico e l’opinione pubblica poco o nulla seppe delle critiche e delle proposte di ristrutturazione (o riedificazione) del sistema economico che in quegli anni erano maturate. Sistema economico che oggi è al collasso. Si cerca in continuazione di mettere delle pezze, tutti sanno che quell’abito è ormai logoro, ma nessuno vuole ammetterlo.

Cosa cambia allora tra i colorati no-global di ieri e i grigi neo-no-global di oggi?

Tante cose, troppe, a partire dalle politiche razziste (o aspiranti tali) sulle migrazioni. L’impressione è che il mondo si chiuda e non si apra.

Ve lo immaginate quel no-global di Donald Trump mentre dice che “un altro mondo è possibile”?

“Corsi e ricorsi storici” direbbe Vico. “Ritardi e ritardati cronici” direbbe il sottoscritto.

Ora scappo.

Ho un conato.

Gianpiero Caldarella

Odiare la Costituzione

Dicono che il No bloccherà l’Italia.

Lo dicono dal governo, dalle agenzie di rating internazionali, dall’Europa, dalla Casa bianca.

Quello che so è che l’Italia è bloccata da una burocrazia intoccabile e magnaccia.

Quello che so è che l’Italia è bloccata da un familismo amorale e cannibale.

Quello che so è che l’Italia è bloccata da una criminalità organizzata e istituzionale.

Quello che so è che l’Italia è bloccata da evasori travestiti da benefattori e filantropi.

Quello che so è che l’Italia è bloccata da raccomandazioni che sviliscono il merito e l’intelligenza.

Quello che so è che l’Italia è bloccata da partiti dove le dinastie contano più delle idee.

Quello che so è che l’Italia è bloccata dallo sfruttamento dei lavoratori con il benestare di chi non fa i controlli.Microsoft Word - articolo.docx

Quello che so è che l’Italia è bloccata da chi ha trasformato i percorsi di chi chiede giustizia in un girone dantesco.

Quello che so è che l’Italia è bloccata da vecchi rifatti che non mollerebbero la poltrona neanche durante una scossa di terremoto.

Quello che so è che l’Italia è bloccata da giovani rottamatori che strizzano l’occhio a vecchie emerite carcasse.

Quello che so è che l’Italia è bloccata dalla mancanza di regole certe, che durino più di un sonno ristoratore.

Quello che so è che l’Italia non si sbloccherà se tutti quanti non remeremo nella stessa direzione.

Quello che so è (ri)scrivere la Costituzione non può essere un atto di prepotenza.

Quello che so è che se si è soli contro tutti si può anche vincere ma non si riuscirà a convincere nessuno che quella sarà la cosa giusta.

Quello che so è che un giorno potremmo persino odiare la Costituzione.

Gianpiero Caldarella