Padani discriminati: “Per il Regno Unito contiamo meno dei siciliani e dei napoletani”

Salvini sarebbe andato su tutte le furie. Secondo voci di corridoio, il leader della Lega, uno dei più accesi sostenitori della Brexit in Italia, questo “colpo basso” non se lo aspettava.

Il quel questionario che alcune scuole avrebbero inviate alle famiglie dei nuovi alunni per stabilire la provenienza etnica dei figli di immigrati, lui avrebbe preferito che ci fossero stati solo due caselle per i figli del Belpaese: gli italiani-italiani e gli italiani-padani.

E invece no. I compassati inglesi hanno preferito escludere i padani e citare solo il tipo italiano-italiano, quello italiano-napoletano e infine quello italiano-siciliano. A quel punto, il leader maximo della Lega sarebbe esploso: “Neanche quarti? Ma per chi ci hanno preso? Come si permettono a discriminare Noi! Noi che abbiamo dato i natali a Cesare Lombroso. Comincio a pensare che questi britannici si meritavano veramente l’Europa.”

Gianpiero Caldarella

3 ottobre a Lampedusa: la realtà, le commemorazioni e le fiction

Le bare non lasciano intravedere il colore della pelle. Le bare non hanno colore. La morte sì. Il nero domina. Una sorta di buco nero che ci interroga su quello che ci sarà dopo. Spesso però diventa necessario porsi delle domande su quello che è accaduto prima. Una sorta di zona grigia che per ragioni diverse non si riesce a penetrare.

Il 3 ottobre 2013 a Lampedusa è successa una tragedia. Più di 360 morti, una ventina di dispersi, il tutto a circa un miglio dalla costa, nonostante tutti i radar, nonostante la massiccia militarizzazione dell’isola. La stragrande maggioranza del centinaio di superstiti furono salvati da gente dell’isola, diportisti e pescatori, alcuni dei quali hanno fin dall’inizio parlato di una lunga attesa (quasi un’ora) prima che arrivassero le motovedette dei soccorsi. Gente rimasta segnata da quell’esperienza, scioccata nel vedere morire tanta gente davanti ai loro occhi, nel capire che non si potevano salvare tutti e che decidere di tirare in barca qualcuno significava inesorabilmente condannare qualcun altro. Ho parlato con più di uno di questi primi soccorritori, ho visto nei loro visi quel turbamento emotivo che nasce dal rievocare certi momenti che ti segneranno per sempre.-

Vito, ad esempio, con alcuni amici che erano con lui nella sua barca ne ha tirati in salvo 47. “Almeno un minuto a testa ce lo vuoi mettere per tirarli su”, mi dicevano, “considera che erano anche immersi in un mare oleoso, scivolavano”. Parole che spesso si ripetevano parlando con Vito, con Linda, con Marcello, con Grazia. Parole che mi facevano pensare che se altre tragedie dovrebbero essere evitate, non si poteva non ripartire dall’accertamento delle verità. Il che non significa mettere sotto accusa i “soccorritori istituzionali”, ma cercare di capire se qualcosa si è inceppato e perché. Cosa abbiamo fatto invece? Abbiamo trasformato la tragedia in una fiction, in una data sul calendario buona per prendere il volo di stato da Roma o da Bruxelles per farsi fotografare a Lampedusa.

I buoni”, attori prestati alla fiction della politica (e viceversa), ogni anno avranno così l’occasione per mettersi in posa davanti alle telecamere, pronti per un passaggio sul tg delle 20.

I cattivi”, come gli attivisti di Askavusa a Lampedusa, gente che mi ha raccontato di aver visto “gli orrori della guerra, centinaia di bare, senza vedere le bombe scoppiare”, sempre lì a denunciare le cause delle migrazioni, le responsabilità dell’Europa e le narrazioni distorte che si fanno a partire da Lampedusa, rimangono attenzionati dalle forze dell’ordine.

E infine “i brutti”, cioè i primi soccorritori, cioè quelli che in un mondo più umano dovrebbero essere considerati eroi, essere completamente ignorati dalle autorità, dagli organi inquirenti e dalle ricostruzioni giornalistiche, come dei disadattati rispetto al mondo da fiction che hanno creato. Eppure, ricordo che il 3 ottobre 2014 (ero lì), “i brutti” presero le distanze dai buoni scrivendo e firmando questa lettera che la dice lunga sul “coraggio” che ci vuole a fare una commemorazione e sulla forza che è necessaria per dire NO: Eccovi il testo integrale:

“OGGETTO: RIFIUTO ALLA PARTECIPAZIONE DELLA CERIMONIA ORGANIZZATA DAL COMUNE DI LAMPEDUSA E DAL FESTIVAL “SABIR”

In occasione dell’anniversario del naufragio del 3 di ottobre 2013 che ha provocato la morte di 368 persone, io sottoscritto Vito Fiorino, personalmente ed in nome delle sette persone che si sono prodigate con me al salvataggio di 47 vite umane a bordo della mia imbarcazione, RIFIUTO ESPRESSAMENTE di partecipare a qualsiasi cerimonia organizzata dal Comune di Lampedusa. Appena accaduto il fatto, nell’anno trascorso fino ad oggi, non siamo stati interpellati né ascoltati dal primo cittadino, Giusi Nicolini. Continua a leggere

Sulla visita dei parlamentari del Movimento 5 Stelle a Lampedusa e riflessioni generali sullo stato delle Pelagie.

Quando si parla di migrazione, Lampedusa è sempre al centro del dibattito. I media ce la raccontano come l’isola dell’accoglienza o come il confine da difendere con una massiccia militarizzazione che tra l’altro non è mai mostrata come si deve. I politici nazionali ed europei ci vanno spesso, si fermano qualche ora, fanno il loro discorso, si mettono in posa davanti agli obiettivi, fanno passerella e promettono grandi cambiamenti che non arrivano mai. Gli artisti “impegnati” organizzano festival “celestiali” in cui assicurano di voler dare voce ai lampedusani, ma “stranamente” evitano di mostrare quella parte di Lampedusa e di lampedusani che da anni sono attivi nel territorio e che denunciano tutte e nefandezze che i vari governi, locali e nazionali hanno commesso.

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Poi c’è una realtà come Askavusa, un’associazione che ha cuore e radici a Lampedusa che da anni cerca di lavorare sul doppio binario dei diritti dei migranti (intesi non come soggetto passivo meritevole della nostra beneficenza)  e dei diritti dei lampedusani (scuole, trasporti, economia, inquinamento elettromagnetico…). Andrebbe quantomeno ascoltata la voce dei Lampedusani, prima che qualcuno se ne faccia interprete. Questo post, pubblicato sul blog di Askavusa (askavusa.wordpress.com) racconta di un incontro di qualche giorno fa tra la politica e la realtà locale. Un incontro molto particolare, diverso e per certi versi raro, così come è rara la politica che si mette in una posizione di ascolto. Quello che è successo è molto ben raccontato nel blog di Askavusa, quindi vi rimando a quella lettura:

Sulla visita dei parlamentari del Movimento 5 Stelle a Lampedusa e riflessioni generali sullo stato delle Pelagie..

Migrazioni: quando il teatro abbatte le frontiere mentali

Il 10 febbraio sono stato a Liegi, a un’ora di treno da Bruxelles, per vedere lo spettacolo teatrale “Ceux que j’ai rencontrés ne m’ont peut-être pas vu” (trad: “Quelli che ho incontrato forse non mi hanno visto”), prodotto dalla compagnia Nimis Group e rappresentato all’interno del Festival internazionale delle arti di scena di Liegi. Sarò sintetico e arrivo subito alle conclusioni: raramente mi è capitato di assistere ad uno spettacolo tanto intenso, molto ben costruito dal punto di vista artistico e soprattutto tanto carico di senso“politico”, nell’accezione più nobile del termine, dove il valore della denuncia va di pari pari passo con quello della sensibilizzazione del pubblico.

Uno dei momenti dello spettacolo

In scena ci sono 14 attori, di cui sette professionisti e sette richiedenti asilo. Per arrivare a questa tappa dello spettacolo ci sono voluti quasi tre anni di lavoro, di racconti, di scambi di esperienze, di raccolta di informazioni, di viaggi, Continua a leggere