Decalogo per il tavernaro palermitano in tempi di coronavirus

1) Il tuo vicino di bancone non ti da più la mano? È un vastaso, lassici dari u’ culu.

2) Niente baci e abbracci. Vai direttamente al sodo. Oppure mettiti un preservativo pure in testa. Poi però non ti lamentare se ti chiamano testa di m.

3) Sei senza fazzolettini e devi starnutire? L’olio delle panelle ammazza pure u megghiu virus ca si senti.

4) Mantieni la distanza di un metro. Comu ti l’ha’ diri? Senza ammuttari! Arrasati!

5) Con la mascherina la vita del bevitore non è facile, vero è, ma manco ti devi presentare con l’imbuto ‘mpiccicatu cu scocci. Fai impressione. E cu ti senti, dottor Aus?

6) Se qualcuno ti lascia mezzo bicchiere, rifiuta. O sano o nenti. Questa lezione non te la scordare, puru ca passa l’epidemia.

Bartolomeo Manfredi, Riunione di bevitori, 1620

7) Non prendere pillole a minchia. Lassicilli pigghiari ai pinnuluna.

8) Lavati spesso le mani però la devi finire di buttarmi il vino addosso ‘ca a doccia ma fici primi di niesciri.

9) Se incontri un nordico leghista, offrigli l’Amaro del Capitano, dimostragli che noi siciliani non siamo arraggiati come loro. Poi, cu u sapi, macari ci fa acìtu.

10) E’ inutile che insisti per farti la quarantena in taverna. I polmoni -specie quelli degli altri- sono importanti, ma u ficatu -chiddu to’- mancu babbia.

Gianpiero Caldarella

Un vaccino per Report

Report e quel poco di libera informazione di inchiesta che rimane Italia sono visti da buona parte della politica e dalla grande industria (praticamente una coppia di fatto) come un pericolo da eliminare. Magari con un vaccino. Che poi ne esiste già più di uno: le querele milionarie per diffamazione, la censura di stato, e le puntate “riparatorie”. Che poi già il solo fatto di parlare di puntate “riparatorie” ci sposta sul delicato terreno nella fede, là dove dare la notizia è peccato, ricoprirsi il capo di veline ministeriali è segno del pentimento, non essere cacciati a pedate è segno del perdono.

Tutto è bene quel che finisce bene, ma in questa storia rimane qualcosa, un senso di colpa permanente che vorrebbero inculcare a quei giornalisti che cercano di far bene il proprio lavoro, assumendosene i rischi e con onestà intellettuale, sapendo che si può sbagliare ogni tanto, qualche fonte può essere meno “limpida” di quel che sembrava (succede anche alle procure), qualche tono può essere sopra le righe. Chi per mestiere racconta i fatti sa che non esiste la “clausola” di infallibilità, quella ce l’ha solo il papa. E così il senso di colpa spesso si traduce nel peggiore dei mali per chi esercita la professione di giornalista. Quel male si chiama “autocensura”. Quel male per i poteri forti è il più potente dei vaccini.

Gianpiero Caldarella

Fotti-Fotti-Day

Il Fertility Day poteva essere un gran successo. Sì, perché fin dal suo annuncio si è capito subito che era una gran minchiata, o per essere meno truci, una cretinata. Stava tutta qui la genialata del Fertility day: l’aver capito che siccome la mamma dei cretini è sempre incinta, stimolare il clima di minchionanza collettiva non avrebbe che potuto fare bene al tasso di natalità del Paese.

Poi però è arrivato l’opuscolo del Ministero della Sanità con la copertina dove l’immagine degli “ariani” rappresenta il buono e giusto e l’immagine dei neri rappresenta il diavolo. Apriti cielo. La minchiata è diventata pure “razzista”. Sull’immagine non si scherza.

Sui contenuti però si può discutere perché se da un lato è vero che nell’opuscolo si parla degli stili di vita che potrebbero incidere negativamente sulla fertilità, come l’uso di droghe, di alcol, di sostanze dopanti e la sedentarietà, dall’altro lato si omette di dire che questi comportamenti si possono ritrovare in tutti i paesi sviluppati, eppure l’Italia ha il tasso di natalità più basso d’Europa. E quindi?

Quindi tra le cause dell’infertilità andrebbe trattato anche il problema del vivere in Italia e le responsabilità di tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi decenni che hanno dedicato una scarsissima attenzione ai problemi delle giovani coppie e si sono concentrati sul malloppo. Risultato: siamo arrivati al minimo storico di nascite dall’Unità d’Italia ad oggi e contemporaneamente siamo il paese europeo con il maggior tasso di corruzione. Il fotti-fotti dilaga. Detto diversamente, nonostante ci inchiappettino da ogni lato ci ostiniamo a non riprodurci. Non bisogna comunque perdere la speranza.

E se organizzassero un Fotti-Fotti-Day?

Gianpiero Caldarella