A Dario Fo

Il mondo ti ricorderà come un grande della letteratura. Ma un Nobel in Italia vale meno di un Telegatti se continui a rompere le palle con le tue idee “eretiche”. Non ti verrà affidata la conduzione di nessuna trasmissione, non sarai invitato ai dibattiti televisivi dove si continuerà a discutere dell’assenza degli intellettuali impegnati. Hai fatto politica stando dalla parte più scomoda, contestando l’apparato e tutti gli “emeriti” tromboni blasonati. Questo non è perdonabile. Come non è perdonabile in Italia il coraggio -pardon, la sfrontatezza– di mettere in scena uno spettacolo come “Morte accidentale di un anarchico”, in cui sostenevi la tesi dell’omicidio di Giuseppe Pinelli.anarchico

L’altra faccia della “sfrontatezza”, e tu lo sapevi bene, è la vigliaccheria. Quella di chi oggi e nei giorni a seguire parlerà di te come un “grande italiano”, anche se quando eri in vita avrebbe goduto nel vederti ammanettato. Ci provano sempre, ma con te hanno fallito.

Non ti hanno mai domato.

Hai vinto la partita. Con una risata.

Gianpiero Caldarella

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“No Mafia No Party No Trame” e l’inchino a Sant’Antonio

Domani non sarò a Lamezia Terme per il Festival Trame (Festival dei libri sulle mafie giunto alla sua sesta edizione) a presentare lo spettacolo “No Mafia No Party” assieme a Matilde Politi. Lo comunico qui solo oggi, ma lo spettacolo è stato annullato circa una settimana fa. Il motivo? Semplicemente una coincidenza, ho dovuto “cedere il passo” a Sant’Antonio da Padova. Già, c’era la festa del santo il 19 giugno, e, da quello che dicono gli organizzatori, sono stati avvisati solo all’ultimo momento di questo “spiacevole disguido”. C’era il rischio che venisse poca gente, mi han detto e in qualche modo non valeva la pena fare questo sforzo. Capisco.lamezia_santantonio

Naturalmente questa cosa cambiava i programmi dato che a fine maggio dall’organizzazione del Festival mi si comunicava via mail le testuali parole: “Confermiamo il nostro interesse per la presentazione del libro “Frammenti di un discorso antimafioso” e relativa presentazione/spettacolo che avremmo inserito nel nostro programma per la domenica 19 giugno Ore 22:30 Chiostro di San Domenico (orario e location da confermare)
In scena. Frammenti di un discorso antimafioso. No mafia no party.” Continua a leggere

Il processo della Farfalla e il diritto al piacere

Dopo un processo ci si aspetterebbe una sentenza, ma “Il processo della Farfalla” messo in scena da Matilde Politi ai Cantieri culturali della Zisa il 7 febbraio è qualcosa di più della rappresentazione di un fatto e delle sue conseguenze. È un processo in continuo divenire, non una destinazione quella che si racconta, una sorta di rivoluzione permanente dell’umanità che cerca da un lato di rivendicare il diritto al piacere (e non solo la ricerca, si badi bene) e dall’altro di soffocarlo in ogni modo. La farfalla muore ogni giorno ma il suo battito d’ali continua a muovere l’aria anche quando un’altra farfalla ha già preso il suo posto. Un diritto al piacere che è qualcosa di più del diritto alla felicità sancito nella Costituzione degli Stati Uniti d’America, qualcosa di meno cerebrale e codificabile, qualcosa che passa attraverso il corpo.

IMG_6543Fortissimo il richiamo alla sessualità durante lo spettacolo, che se da un lato è fonte di liberazione, dall’altro diventa l’oggetto verso cui puntare il dito per cercare di condannare la “blasfemia” della farfalla. Il giudice e il pubblico ministero si agitano per questo, a loro spetta il compito di rappresentare la gravità della legge e della morale. Alle farfalle, invece, con le loro ali, con i loro abiti seducenti e colorati, con le loro danze sinuose spetta invece il compito di rappresentare la gioia, anche quando è legata a pratiche e desideri considerati ancora un tabù. Sessualità e piacere, ma anche malattia, migrazione e conflitto sociale. Sono tanti i fiori su cui si posa la farfalla, ma sempre con leggerezza, grazie alle belle musiche suonate dal vivo, ai canti, alle danze, ai movimenti, alle voci di una “compagnia bella” creata apposta per questo spettacolo, grazie ad un laboratorio durato diversi mesi e condotto da Matilde Politi. É un messaggio importante e diretto quello che arriva dal processo della farfalla.La prima è stata un successo di pubblico, praticamente non c’erano più posti. Altre due repliche sono previste il 14 e il 21 febbraio alle 18.30 alla sala Perriera dei Cantieri culturali alla Zisa.  Al pubblico, cioè a voi, spetterà ancora una volta il giudizio sulla farfalla. Assolta o colpevole? Per quello che mi riguarda la sentenza sarebbe: “assolta per aver commesso il fatto”.

Gianpiero Caldarella

RAI: pagherete di tutto, di più

Secondo i suoi canoni (quelli Renzi), il pagamento del canone Rai in bolletta è una genialata, perché pagherebbero tutti e pagherebbero di meno. Perché dovrebbero pagare tutti? Perché la paura che scatta nel contribuente è quella che gli staccano la luce. Così facendo, però, la previsione è che si raccoglierebbero molti più soldi rispetto a quello che è il fabbisogno della Rai, e questo denaro finirebbe nelle casse dello Stato, che potrebbe usarlo tanto per la riduzione del debito, quanto per pagare pensioni o mazzette d’oro.

Quindi va da sé che mentre pagheremo il canone Rai, in realtà staremo finanziando di tutto, di più. Una volta c’era la tassa sul pane, che tutti consumano da sempre. Paghi il pane? Bene, ci finanzi il collier della regina o della duchessa. Oggi qualcosa di simile vorrebbero spalmarlo sulla bolletta della luce. Va benissimo, i tempi cambiano e non usiamo più le candele. Però, a questo punto, un po’ di osservazioni sarebbero lecite.

Renzi-RaiVuoi che pago il canone Rai? Allora fammelo pagare il giusto, 50 o 60 euro o quello se serve ma non di più. Vuoi che pago il canone Rai? Allora trasforma la Rai in un servizio pubblico, il che significa che gran parte delle scelte operate a Viale Mazzini dovrebbero essere gestite dai cittadini attraverso meccanismi da creare e smetterla di considerare quell’azienda come una grande torta che i partiti si spartiscono da sempre. Vuoi far pagare qualcosa a tutti? Allora fai in modo di offrire qualcosa a tutti, anche a chi la tv non la guarda o la detesta. Mi spiego meglio: l’editoria italiana è in crisi da anni, i giovani giornalisti (fuori dalla Rai) sono pagati peggio degli sguatteri, i piccoli editori chiudono uno dopo l’altro, il concetto di pluralismo è seriamente in crisi e con esso l’idea stessa di democrazia.

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Migrazioni: quando il teatro abbatte le frontiere mentali

Il 10 febbraio sono stato a Liegi, a un’ora di treno da Bruxelles, per vedere lo spettacolo teatrale “Ceux que j’ai rencontrés ne m’ont peut-être pas vu” (trad: “Quelli che ho incontrato forse non mi hanno visto”), prodotto dalla compagnia Nimis Group e rappresentato all’interno del Festival internazionale delle arti di scena di Liegi. Sarò sintetico e arrivo subito alle conclusioni: raramente mi è capitato di assistere ad uno spettacolo tanto intenso, molto ben costruito dal punto di vista artistico e soprattutto tanto carico di senso“politico”, nell’accezione più nobile del termine, dove il valore della denuncia va di pari pari passo con quello della sensibilizzazione del pubblico.

Uno dei momenti dello spettacolo

In scena ci sono 14 attori, di cui sette professionisti e sette richiedenti asilo. Per arrivare a questa tappa dello spettacolo ci sono voluti quasi tre anni di lavoro, di racconti, di scambi di esperienze, di raccolta di informazioni, di viaggi, Continua a leggere