Il caso Maniaci: complotto giudiziario?

L’anomalia del “complotto giudiziario” ipotizzato da Maniaci non si può afferrare se non si comincia a chiarire il quadro degli interessi che stanno dietro ai beni confiscati.

Circa la metà dei beni confiscati in Italia si trovano in Sicilia, ben 5500 alla fine del 2013 (fonte dataninja http://ilmattinodisicilia.it/9690-mappa-beni-confiscati-sicilia/) . Continuando coi numeri, l’80 % di questi beni cioè più di 4500 si trovano a Palermo e provincia. Segue Catania e provincia con poco più di 600 e chiude la classifica Enna 55 beni confiscati.

Giusto per capirsi, tra i comuni con capoluogo, la sola Partinico, cioè il territorio dove opera Maniaci, si colloca al terzo posto, con circa 130 beni confiscati. Più del doppio di tutta Enna e provincia. In qualche modo per chi si è occupato di fare informazione sul quel territorio, come Telejato, occuparsi dei beni confiscati non significa occuparsi astrattamente della questione per mettere il naso sui metodi utilizzati dal Tribunale, in particolare dalla sezione Misure di Prevenzione, presieduta fino a poco tempo fa dal giudice Silvana Saguto. No, piuttosto che costruire i teoremi, a Telejato bastava osservare le stranezze del quotidiano, che in una cittadina come Partinico sono ancora più difficili da camuffare che in una città come Palermo. Tutti sanno tutto, molti hanno convenienze, nessuno parla. Le regole del gioco sono vecchie.Saguto-Giustizia-624-1

Qualcuno di voi si chiederà come mai a Palermo c’è una tale concentrazione di beni confiscati? La risposta potrebbe essere che, al di là della fragilità del sistema economico a Palermo la magistratura inquirente agisce da più tempo e con più efficacia. Non è un caso che i suoi modelli investigativi sono presi ad esempio dalle procure di tutto il mondo. Però, come spesso succede anche nelle famiglie c’è una generazione che costruisce e un’altra che dilapida i patrimoni. Perché questi patrimoni bisogna gestirli e lì con una certa ingenuità di chi ha fatto le regole -e una certa scaltrezza di chi le ha applicate- una fetta della magistratura ha dovuto sostenere, per certi versi, il doppio compito di arbitro e giocatore, di controllore e controllato. Continua a leggere

Tempa Rossa e la Primula Rossa. Affinità e divergenze fra Matteo Renzi e Matteo Messina Denaro.

“Quello di Tempa Rossa è un provvedimento giusto, vorrei che fosse chiaro agli italiani, perché porta posti di lavoro al sud”. Lo dice Matteo Renzi. Ragionamento semplice, liscio liscio, avrebbe potuto farlo anche Matteo Messina Denaro. In fondo anche lui da decenni porta posti di lavoro al sud. Ma a che prezzo? Priolo, Gela o Taranto meritavano questo modello di sviluppo? I disastri ambientali sono inevitabili come i disastri nella gestione dei beni confiscati?

Matteo-Messina-DenaroPerché, con tutta l’esperienza dei decenni passati, si insiste col martoriare il sud? Al ganzo Matteo non gli garberebbe una bella raffineria di petrolio vicino Firenze? Se il sud va sempre più a fondo è anche perché le aziende confiscate alla mafia non si bonificano, si lasciano marcire. Esattamente come i territori impestati da questi modelli di sviluppo cancerogeni.

Gianpiero Caldarella