Fase due: tutto l’amore che manca

Eravamo stati avvisati. Non si poteva accontentare tutti. Qualcuno ci sarebbe rimasto male.

Del resto gli innamorati non sono contemplati nei manuali di giurisprudenza. Abbiamo faticato e non poco per annoverare i conviventi tra i “portatori di diritti”.

Adesso però la situazione è eccezionale. Il virus è sempre lì in agguato, il Governo lavora da matti, il comitato tecnico scientifico e la task force guidata da Colao scrutano l’orizzonte. Bisogna fidarsi.

I decisori politici, a qualunque livello, regionale o nazionale, si avvalgono di esperti che sembrano deresponsabilizzare il loro operato. Le decisioni difficili sono sempre seguite da un “se dipendesse da me”, declinato nelle varie salse. In tempi lontani era “Dio che lo chiedeva”, sussurrando direttamente nell’orecchio del re, altre volte abbiamo sentito dire che “ce lo chiede l’Europa” ed oggi “ce lo dicono gli esperti”.

L’alternativa sarebbe dunque il fai da te o il balletto -due passi avanti e uno indietro- proposto da quel tanghero di Salvini & Co.? No di certo.

Se fosse possibile avanzare una proposta, dovendo governare un’intera società, e non solo l’economia e la sanità pubblica -che quella privata si governa benissimo da sola a quanto pare- mi piacerebbe che oltre ad esperti virologi, epidemiologi ed economisti, fossero consultati degli esperti di storia, di psicologia, di logica, di semiotica. Insomma, siamo così sicuri che possiamo fare a meno del sapere umanistico in una situazione drammatica come questa? Continua a leggere