Caro Paolo Borsellino, se avessi saputo tutto questo…

Caro Paolo Borsellino, non credo tu sia mai stato una persona facilmente impressionabile, sapevi già che avresti pagato con la vita per il tuo impegno, ma fino all’ultimo non hai rinunciato a combattere. Sapevi già che le persone per bene che vengono fatte fuori dalla mafia (o peggio, dallo Stato-mafia) vengono isolate prima e infangate dopo che il loro sangue veniva versato. Sapevi anche che in alcune casi, le ricorrenze o le commemorazioni per ricordare alcuni uomini simbolo dello Stato erano partecipate da personaggi ambigui, per non dire sinistri. Sì, è vero, il fenomeno non aveva assunto le dimensioni odierne, ma chissà quante volte lo avrai pensato. Tutto questo lo avevi messo nel conto e hai ritenuto che fosse un prezzo che potevi pagare.

Ora però le cose si sono messe peggio di quando te ne sei andato. Ci sono persone che hanno usato e continuano ad usare il tuo nome per fare carriera e dare una legittimità alla loro azione, anche quando quest’ultima non ha nulla a che vedere con il tuo modo di vedere le cose e di fare le cose. Persone che non hanno vergogna di indossare una toga e attraversare con passo spavaldo le stesse aule di giustizia che tu attraversavi. Persone che mangiano nel tuo piatto e sputano in quello dei tuoi figli.

BORSELLINO-17_672-458_resizeSì, caro Paolo, negli ultimi tre mesi il nome dei tuoi figli è finito per ben due volte sulle pagine dei giornali, anche sulle prime pagine, ma non perché hanno tradito il tuo nome o hanno fatto cose non degne del tuo esempio, ma solo perché hanno accettato di assumere l’onere della tua eredità. Per questo sono stati ricoperti di fango. La prima volta, a luglio, è stata tua figlia Lucia a subire tutto questo. In un’intercettazione, poi rivelatasi inesistente, ma pubblicata e ripubblicata tante e tante volte, fino allo stordimento, si faceva il suo nome come una persona “da fare fuori”, come è stato fatto con te. L’effetto quasi raggiunto (la storia ci dirà se era anche quello desiderato) era quello di far dimettere il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta. Si è discusso praticamente sul nulla, su qualcosa che non è mai esistito, ma il nome di tua figlia è stato tirato in ballo per settimane. Perché proprio lei, ti chiederai. Posso risponderti che il merito è ancora una volta tuo e immagino che faresti volentieri a meno di questi meriti, ma usare il tuo nome come una clava piace in certi ambienti.

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Il “metodo Crocetta”

Chi è veramente Crocetta? È colpevole di essere un meschino politicante esponente della più bieca antimafia di facciata o è un innocente finito nel tritacarne politico-mediatico per ragioni che un giorno scopriremo ma che già adesso potremmo intuire? E poi, il parallelo con il “metodo Boffo”, cioè la campagna mediatica che costrinse l’ex-direttore dell’Avvenire ad abdicare, ha un senso o è solo una forma di ridicola autodifesa? E ancora, di chi dobbiamo fidarci, chi è più autorevole, un direttore di una rivista come “L’espresso” che assicura il suo pubblico sulla reale esistenza di un’intercettazione che fa tremare il governo della Sicilia o un Procuratore della Repubblica come quello di Palermo che invece nega il fatto che tale intercettazione sia agli atti?

Tutte domande alle quali presto -almeno si spera- avremo una risposta. Intanto si possono solo registrare gli effetti della pubblicazione di questa intercettazione in cui il medico personale di Crocetta, Matteo Tutino, parlando al telefono col Governatore direbbe a proposito della Borsellino: “Va fermata, va fatta fuori. Come suo padre”. Effetto numero uno: quelli che da tempo premono dall’interno della maggioranza per far fuori Crocetta hanno finalmente in mano uno strumento potentissimo per “rivoltare” Crocetta. Altro che la panda di Marino! Effetto numero due: nell’opinione pubblica la parola antimafia è sempre più percepita come odiosa, è solo una questione di politica. Gli unici che possono essere rispettati sono gli eroi, cioè i morti -e i loro familiari-, tutto il resto è finzione. Da questo punto di vista la storia personale di Falcone e degli attacchi subiti da stampa e politici prima di essere ucciso, dovrebbe insegnarci qualcosa. Un nemico prima lo si infama, poi lo si liquida.

A questo punto, potrebbe essere interessante soffermarsi sulla questione del metodo, di cosa è veramente accusato Crocetta e di come lo si sta accusando. In tutta questa vicenda, infatti, esistono alcune anomalie che sarebbe meglio notare.

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UN NUOVO MOSTRO MEDIATICO. Per la prima volta si finisce sotto accusa non per ciò che si dice ma per ciò che si ascolta. Quando il ministro Scajola disse che “Marco Biagi era un rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza”, nessun giornale fece una campagna per chiedersi con chi stava parlando Scajola e perché il diretto ascoltatore di questa frase non avesse levato gli scudi e se il tizio in questione meritasse di continuare a fare il suo lavoro. E che dire di tutti i politici e giornalisti che hanno sentito dire con le loro orecchie e le loro telecamere che “Mangano era un eroe”? Beh, si dirà che in ogni caso Crocetta è un politico importante, un governatore antimafia, ma mi chiedo, quelli che erano accanto a Scajola o a Berlusconi, erano dei facchini o dei lavavetri? Oppure il fatto che si parlasse di un totem dell’antimafia come Borsellino ha favorito un utilizzo mediatico della vicenda? Non so rispondere, ma…

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Frammenti di un discorso antimafioso (V/1)

Vaccino: quello contro la mafia è un mito simile a quello della pietra filosofale, con la differenza che quest’ultima avrebbe dovuto trasformare la materia in oro, mentre il vaccino in questione dovrebbe trasformare le merde in uomini. In fondo è il sogno di tutti gli antimafiosi: eliminare il male alla radice, una volta per tutte. Purtroppo, se mai esisterà veramente un vaccino contro la mafia, non sarà certo distribuito a gratis e con ogni probabilità sarà prodotto da una multinazionale farmaceutica che agirà secondo logiche di tipo mafioso. Eppure la mafia, come la peggiore delle malattie contagiose continua ad essere combattuta con cure -come il sequestro dei beni, il carcere duro, le leggi speciali…- che sono efficaci solo nel breve periodo, finché il virus si trasforma e ci si accorge che nuovi ceppi della malattia sono in circolazione. Neanche l’aids o ebola hanno meritato le stesse attenzioni e gli stessi studi per così tanto tempo, eppure la mafia sta ancora lì e secondo illustri studiosi…

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