Decalogo per il tavernaro palermitano in tempi di coronavirus

1) Il tuo vicino di bancone non ti da più la mano? È un vastaso, lassici dari u’ culu.

2) Niente baci e abbracci. Vai direttamente al sodo. Oppure mettiti un preservativo pure in testa. Poi però non ti lamentare se ti chiamano testa di m.

3) Sei senza fazzolettini e devi starnutire? L’olio delle panelle ammazza pure u megghiu virus ca si senti.

4) Mantieni la distanza di un metro. Comu ti l’ha’ diri? Senza ammuttari! Arrasati!

5) Con la mascherina la vita del bevitore non è facile, vero è, ma manco ti devi presentare con l’imbuto ‘mpiccicatu cu scocci. Fai impressione. E cu ti senti, dottor Aus?

6) Se qualcuno ti lascia mezzo bicchiere, rifiuta. O sano o nenti. Questa lezione non te la scordare, puru ca passa l’epidemia.

Bartolomeo Manfredi, Riunione di bevitori, 1620

7) Non prendere pillole a minchia. Lassicilli pigghiari ai pinnuluna.

8) Lavati spesso le mani però la devi finire di buttarmi il vino addosso ‘ca a doccia ma fici primi di niesciri.

9) Se incontri un nordico leghista, offrigli l’Amaro del Capitano, dimostragli che noi siciliani non siamo arraggiati come loro. Poi, cu u sapi, macari ci fa acìtu.

10) E’ inutile che insisti per farti la quarantena in taverna. I polmoni -specie quelli degli altri- sono importanti, ma u ficatu -chiddu to’- mancu babbia.

Gianpiero Caldarella

Il processo della Farfalla e il diritto al piacere

Dopo un processo ci si aspetterebbe una sentenza, ma “Il processo della Farfalla” messo in scena da Matilde Politi ai Cantieri culturali della Zisa il 7 febbraio è qualcosa di più della rappresentazione di un fatto e delle sue conseguenze. È un processo in continuo divenire, non una destinazione quella che si racconta, una sorta di rivoluzione permanente dell’umanità che cerca da un lato di rivendicare il diritto al piacere (e non solo la ricerca, si badi bene) e dall’altro di soffocarlo in ogni modo. La farfalla muore ogni giorno ma il suo battito d’ali continua a muovere l’aria anche quando un’altra farfalla ha già preso il suo posto. Un diritto al piacere che è qualcosa di più del diritto alla felicità sancito nella Costituzione degli Stati Uniti d’America, qualcosa di meno cerebrale e codificabile, qualcosa che passa attraverso il corpo.

IMG_6543Fortissimo il richiamo alla sessualità durante lo spettacolo, che se da un lato è fonte di liberazione, dall’altro diventa l’oggetto verso cui puntare il dito per cercare di condannare la “blasfemia” della farfalla. Il giudice e il pubblico ministero si agitano per questo, a loro spetta il compito di rappresentare la gravità della legge e della morale. Alle farfalle, invece, con le loro ali, con i loro abiti seducenti e colorati, con le loro danze sinuose spetta invece il compito di rappresentare la gioia, anche quando è legata a pratiche e desideri considerati ancora un tabù. Sessualità e piacere, ma anche malattia, migrazione e conflitto sociale. Sono tanti i fiori su cui si posa la farfalla, ma sempre con leggerezza, grazie alle belle musiche suonate dal vivo, ai canti, alle danze, ai movimenti, alle voci di una “compagnia bella” creata apposta per questo spettacolo, grazie ad un laboratorio durato diversi mesi e condotto da Matilde Politi. É un messaggio importante e diretto quello che arriva dal processo della farfalla.La prima è stata un successo di pubblico, praticamente non c’erano più posti. Altre due repliche sono previste il 14 e il 21 febbraio alle 18.30 alla sala Perriera dei Cantieri culturali alla Zisa.  Al pubblico, cioè a voi, spetterà ancora una volta il giudizio sulla farfalla. Assolta o colpevole? Per quello che mi riguarda la sentenza sarebbe: “assolta per aver commesso il fatto”.

Gianpiero Caldarella

Expo: Sicilia ballerina

La presenza di Nino u’ Ballerinu, maestro dello street-food palermitano, al cluster Bio-Mediterraneo dell’Expo ha risollevato il morale dello sgangherato padiglione Sicilia. Pani ca’ meusa, panelle e crocchè sono riuscite là dove mesi di programmazione e milioni di euro hanno fallito. Bravo Nino!

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Finalmente qualcuno che sa comunicare, come vorrebbe il governatore Crocetta. La realtà è che se avessero fatto a gestire a Nino u’ Ballerino l’intero padiglione Sicilia fin dall’inizio sarebbe stato un successo e chissà, magari avremmo pure risparmiato sulla bolletta della luce.

Gianpiero Caldarella

Frammenti di un discorso antimafioso (V/1)

Vaccino: quello contro la mafia è un mito simile a quello della pietra filosofale, con la differenza che quest’ultima avrebbe dovuto trasformare la materia in oro, mentre il vaccino in questione dovrebbe trasformare le merde in uomini. In fondo è il sogno di tutti gli antimafiosi: eliminare il male alla radice, una volta per tutte. Purtroppo, se mai esisterà veramente un vaccino contro la mafia, non sarà certo distribuito a gratis e con ogni probabilità sarà prodotto da una multinazionale farmaceutica che agirà secondo logiche di tipo mafioso. Eppure la mafia, come la peggiore delle malattie contagiose continua ad essere combattuta con cure -come il sequestro dei beni, il carcere duro, le leggi speciali…- che sono efficaci solo nel breve periodo, finché il virus si trasforma e ci si accorge che nuovi ceppi della malattia sono in circolazione. Neanche l’aids o ebola hanno meritato le stesse attenzioni e gli stessi studi per così tanto tempo, eppure la mafia sta ancora lì e secondo illustri studiosi…

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Ciucci-Style, l’uomo del Ponte (+ Pizzino n.2)

A ponte sullo stretto

L’Ingegno Italico ha primeggiato ancora una volta. Oggi, mercoledì 10 luglio 2015, tutti gli Italiani, di cielo, di terra e di mare, possono dirsi fieri di trovarsi “A Ponte sullo Stretto” e per questa l47esima inaugurazione siamo certi che la pietra riuscirà finalmente a mettersi in posa. Per fare Grandi Opere ci vogliono Grandi Tasse e ora come allora noi ci giochiamo tutto sul prestigio. Esattamente 10 anni fa Vi invitammo a destinare l’otto per mille a questo nuovo tabernacolo: oggi la vostra Grande Fede vi ha premiato. Al primo rullare delle betoniere anche gli Oppositori più incalliti smettevano di remare contro: saldi come piloni e cementificati dalla fede, si immolavano alla causa facendoci risparmiare financo sui materiali. E se dovesse crollare lo daremo in subaffitto agli abitanti di Atlantide. Il popolo va preso per il popo’…(applausi)

Patrocinato dall’Associazione Temporanea di Imprese

Pila. e. Ponte. (Pilastrati per il Ponte)

da “Pizzino”, n.2, giugno 2005

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P.s.: Complimenti vivissimi a Pietro Ciucci, futuro ex direttore dell’Anas. Ce l’ha fatta a passare alla storia come “l’Uomo del Ponte”. No, non proprio il ponte sullo Stretto, che ha promosso per 12 anni (2002-2013) come Amministratore delegato della costosissima “Società Stretto di Messina”, ma piuttosto per i crolli del ponte “Scorciavacche” sulla Palermo-Agrigento a poco più di una settimana dall’inaugurazione o del recente cedimento di un pilone del ponte “Himera” sull’autostrada Palermo-Catania.

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Frammenti di un discorso antimafioso (RS)

Racket: sport di squadra ispirato al cricket diffusosi originariamente nel sud Italia e poi esportato verso il nord e in tutte le “Little Italy” del mondo. Anche nel racket si utilizzano mazze e guantoni, ma questi ultimi non sono indispensabili perché i giocatori amano esercitarsi con le mani nude. Tuttavia, si ricorre all’utilizzo dei guanti quando si lanciano palle esplosive verso avversari -che chiameremo “venditori” o “esercenti”- riottosi che si chiudono a saracinesca o quando si ricorre all’uso del super attack per incollare gli esercenti alle loro postazioni, ritardando così i loro movimenti di apertura. Non bisogna dimenticare infatti che lo “Spirito del Gioco” nel racket, così come nel cricket, viene prima di ogni altra cosa. E l’uso dei guanti rientra in questo “Spirito” perché permette alla squadra di sentirsi sempre protagonista ed elimina alla radice possibili problemi di narcisismo di uno dei giocatori che, lasciando le sue impronte, potrebbe essere acclamato dai sostenitori come beniamino della formazione. Dall’altro lato, in risposta ai battitori, i venditori raramente si lamentano con l’arbitro anche quando l’azione non è esattamente “pulita” sotto il profilo tecnico e cercano di regolare il gioco con un libero accordo tra i capitani. Accordo che talvolta è preventivo e in questi casi il battitore viene cercato dal venditore prima ancora che la partita cominci. Il fair play è dunque indispensabile, soprattutto quando si giocano partite che possono durare giorni e giorni…

Retorica: “le parole sono pietre”, diceva Carlo Levi, ma soprattutto sono a gratis. Non costano niente e vengono dimenticate facilmente. Facciamo a chi la spara più grossa?…

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Schifo: c’era una volta un uomo che tuonò: “la mafia fa schifo”. Parole forti e dirette, che sembravano uscite dalla coscienza martoriata di un pentito, di un uomo che conosce bene il fenomeno e che se ne dissocia. Invece erano le parole di un uomo libero e potente, che aveva un’intera regione a i suoi piedi, e quella frase, stampata su mille e mille manifesti, ricoprì tutti i muri di Palermo …

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Frammenti di un discorso antimafioso (Figli)

Figli: quelli dei mafiosi imbarazzano non poco, soprattutto se sono incensurati. Angelo Provenzano, figlio del boss Bernardo, si è tirato dietro un coro di critiche dell’antimafia (da Maria Falcone a Beppe Lumia) perché ha deciso di lavorare come “guida turistica”, raccontando la mafia agli americani che arrivano in Sicilia. Il rischio è quello che il suo punto di vista, condizionato dal dna di Bernardo, possa produrre effetti devastanti sulla labile psiche dei sessantenni statunitensi che lo stanno ad ascoltare. In effetti il lavoro di guida turistica è di una enorme responsabilità sociale, specie se tutto ad un tratto i riflettori della stampa nazionale trasformano il figlio di un’antistar in una star. C’è il rischio che adesso i turisti vengano da ogni parte del mondo e non solo dagli USA. Insomma, una vera tragedia per chi da anni cerca di pompare l’economia turistica isolana senza successo. La reputazione di un boss in galera tirerebbe di più che centinaia di milioni di euro spesi negli anni per campagne di comunicazioni istituzionali che hanno ottenuto solo modesti risultati. Qualcuno sta già cercando di ingaggiare il figlio segreto di Matteo Messina Denaro per fare da cicerone tra i tombaroli di Selinunte…

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Gianpiero Caldarella