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La democrazia fondente

La provincia spesso permette di vedere più chiaramente quello che nelle grandi città non è immediatamente percepibile. Le fondamenta della democrazia stanno nella partecipazione e in una comunità di mille abitanti e poco più spesso quelle fondamenta sono visibili.

Facciamo un paio di esempi. Nel primo caso si parla dei soci fondatori di un’associazione nata nel 2021 che ha già ricevuto svariati contributi per diverse migliaia di euro dal Comune in cui ha sede.

Tra i sei soci fondatori compaiono la persona che a quella data era il Sindaco, ed è stato rieletto, il Vicepresidente del Consiglio Comunale, oggi Presidente e l’allora consulente del Comune oggi Assessore. Un’associazione che a detta di molti ha fatto tanto bene per il paese e del resto non si possono reprimere gli impeti filantropici di quanti si spendono per il bene comune.

Però, anche se nel direttivo non compaiono figure istituzionali, leggendo lo statuto e il regolamento interno pubblicato sul sito, si legge che “il Consiglio Direttivo è composto da tre, cinque o sette membri. Dura in carica 4 (quattro) anni con possibilità di rinnovo delle cariche e viene eletto come segue: 2/3 (o 3/5 o 4/7) componenti indicati dai soci fondatori e 1/3 (o 2/5 o 3/7) componenti eletti dall’assemblea in rappresentanza dei soci aderenti.”

Questo significa, che se anche l’associazione dovesse crescere fino ad avere centinai di soci, questi non conteranno mai come i soci fondatori nella nomina del Consiglio Direttivo a cui spetta tra l’altro l’elezione del presidente. Tutto “blindato” a partire dalle fondamenta. Per la serie: “sempre da me devi passare”. È la parte migliore della democrazia, quella “spartecipativa”.

E intanto dalla regia rimbomba delicata una voce in sottofondo: “E tu che fai non partecipi? Ma cosa vuoi di più? Ancora a parlare di indipendenza e cose vecchie come il cucco… ma smettila! Pensa al futuro, che noi ci abbiamo già pensato, pure al tuo”.

Nella democrazia tradizionalmente intesa ci sono pesi e contrappesi; nella democrazia fondente ci sono strati e controstrati.

Nel secondo caso invece abbiamo a che fare con una Fondazione scientifica, una di quelle importanti, fondata sempre dallo stesso Comune. Prima di arrivare alla nascita della Fondazione, quel comune si è impegnato nell’intercettare e nello spendere tanti milioni di euro di finanziamenti per mettere su le strutture, ha messo a disposizione degli immobili di sua proprietà e per tanti anni ha speso energie, denaro, tempo, innumerevoli ore di lavoro di tecnici, maestranze, segretari comunali e amministratori. E ancora oggi, se c’è da fare qualcosa, non si tira indietro, come è giusto che sia all’interno di un rapporto franco ed equilibrato. Nelle righe che seguono potremo farci un’idea se quest’equilibrio regge o pende da un lato.

Pertanto, a mo’ di riconoscimento del lavoro fatto dal Comune, la Fondazione ha previsto nel suo Consiglio di Amministrazione (CdA) cinque membri di cui tre eletti dal Consiglio Comunale.

La prima “terna” viene nominata dal Consiglio Comunale nel 2017 uno o due mesi prima delle elezioni, che non si sa mai, magari dovessero credere che il CdA risponde al Consiglio Comunale in carica quei 5 anni. E in effetti i membri di quel CdA -che poi ha eletto il Presidente, cioè il Sindaco intanto diventato ex- non hanno mai messo piede all’interno di quel Consiglio Comunale che li ha eletti (pardon, il precedente Consiglio) per relazionare sulle attività svolte dalla Fondazione, per presentare i conti o per mettere in evidenza opportunità o criticità. Certo, lo ha fatto talvolta il Presidente, soprattutto per chiedere la solidarietà dell’amministrazione nel chiedere fondi e contributi a enti regionali o statali.

Siccome squadra che si vince non si cambia, succede che nel 2022, a ridosso delle elezioni, uno o due mesi prima, il Consiglio Comunale, avendo apprezzato il modus operandi dei predecessori, rielegge le stesse persone che dureranno in carica altri 5 anni nel CdA della Fondazione, mentre l’orizzonte di carica dei consiglieri si riduce a una manciata di giorni nel caso in cui le elezioni avessero preso una brutta piega.  

Le fondamenta della democrazia, i soci fondatori, le fondazioni. Tutto molto bello.

Quel piccolo e ridente paese continua a vivere serenamente, avendo imparato che la partecipazione è una brutta bestia, che le domande si fanno solo a scuola, che è meglio vivere di concessioni che morire di diritti. Munnu a statu e munnu sarà (trad.: è così che va il mondo).

Accade così gli abitanti di quel ridente paesino vengono un giorno sì e un giorno no accusati di apatia, di poca voglia di partecipare e di mettersi in gioco, di essere loro stessi la causa delle loro disgrazie. Nel frattempo si racconta che la comunità si salverà grazie all’entusiasmo di tutti quelli che, approdati nel magico borgo in questi tempi di ripresa e resilienza, non vedono l’ora di partecipare al “banchetto”…pardon, allo sviluppo di questo paesino che sembra non essere più neanche in grado di raccontare la propria cultura, che ha addirittura silenziato le voci di chi da sempre con competenza ed autorevolezza si è speso per la comunità. Ma di questo ne parleremo in un altro “cuntu”.

Intanto diciamo solo che non sono pochi quelli che pensano che l’apatia dei tanti sia l’altra faccia della medaglia della bulimia, dell’eccessivo appetito dei pochi, a cui evidentemente piace vincere facile.

E mentre l’inverno sta arrivando, il clima si surriscalda e la democrazia si fa sempre più fondente.  

Occhio che squaglia.

Gianpiero Caldarella

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