Rosso fisso

Le sveglie furono le prime a scomparire.

Per i primi tempi si continuarono ad usare quelle a carica manuale, perché le abitudini sono difficili da eliminare, anche se sono inutili. Poi furono portate in soffitta o riempite di pepe, rigorosamente verde. Nessuna macchina timbra cartellino era più funzionante nell’intero Paese. Del resto, per fare il suo lavoro, quella macchinetta doveva stare attaccata alla corrente e di energia elettrica non ce n’era più da quando era finito il petrolio.

Le giornate cominciavano col cinguettio degli pterodattilografi, lavoratori un tempo alienati ed oggi felici, che avevano trasformato le loro vecchie macchine da scrivere in morbidi carillon. Ogni tasto era una nota, e i migliori compositori lubrificavano i loro strumenti con erba di vento e piume di oca nomade. Però le oche, per quanto nomadi, non amavano frequentare i centri storici delle città, e anche l’erba di vento amava crescere nelle periferie. Pertanto le case migliori, le più ricercate, si trovavano a confine con la campagna. Lì gli pterodattilografi davano il meglio di sé.

Cominciare bene la giornata era una ricchezza, uno status symbol, più o meno come decenni prima lo erano i Suv o le telecamere HD. Intanto i Suv erano diventati delle colorate cabine doccia per bambini. I più blasonati ed ingombranti invece diventarono orinatoi pubblici per signora con serbatoio filtrante e marmitte in bambù che riversavano l’acqua sui gelsomini che intanto avevano preso il posto delle strisce pedonali. Anche le telecamere che stavano per le strade, davanti alle banche o ai negozi, non erano più riconoscibili. Erano diventate fioriere e grandi vasi per la vite americana, l’unico mito resistito all’abbandono della filosofia a stelle e strisce.IlMale_15.pdf

Al massimo si lavorava due o tre ore al giorno, non c’era più bisogno di produrre merci che non interessavano più nessuno.

Niente smartphone e social network, tanto ci si incontrava nei soliti posti e poi, se proprio serviva un aiuto, 400 mila allevatori di piccioni viaggiatori avevano sostituito quattro gestori di compagnie telefoniche. Continua a leggere

Tempa Rossa e la Primula Rossa. Affinità e divergenze fra Matteo Renzi e Matteo Messina Denaro.

“Quello di Tempa Rossa è un provvedimento giusto, vorrei che fosse chiaro agli italiani, perché porta posti di lavoro al sud”. Lo dice Matteo Renzi. Ragionamento semplice, liscio liscio, avrebbe potuto farlo anche Matteo Messina Denaro. In fondo anche lui da decenni porta posti di lavoro al sud. Ma a che prezzo? Priolo, Gela o Taranto meritavano questo modello di sviluppo? I disastri ambientali sono inevitabili come i disastri nella gestione dei beni confiscati?

Matteo-Messina-DenaroPerché, con tutta l’esperienza dei decenni passati, si insiste col martoriare il sud? Al ganzo Matteo non gli garberebbe una bella raffineria di petrolio vicino Firenze? Se il sud va sempre più a fondo è anche perché le aziende confiscate alla mafia non si bonificano, si lasciano marcire. Esattamente come i territori impestati da questi modelli di sviluppo cancerogeni.

Gianpiero Caldarella

PD, Pozzi Democratici e scarti della politica

Un altro ministro se ne va ma il governo non ha ancora toccato il fondo. Dal fondo del pozzo, che magari sarà pure un Pozzo Democratico, esce fuori una gran puzza. Da tempo il partito più trendy d’Italia ha iniziato a scavare e di tanto in tanto l’opinione pubblica riesce a intravedere qualche lobby, effetto collaterale di una trivellazione mal riuscita, di una procura troppo solerte, di un giornalista non ancora imbavagliato.

La base del partito sembra essere sempre più ridotta, come se si vergognasse a manifestarsi, il che ricorda i tempi d’oro del Berlusca, quando in tanti lo votavano ma in pochi avevano il coraggio di ammetterlo. E allora, per capire qualcosa di questa politica, non bisogna guardare l’orizzonte ma occorre scrutare gli abissi, il fondo di questa democrazia formale e pararappresentativa.

trivelle-675Tutti noi dovremmo sapere che non è possibile estrarre petrolio senza generare scarti di lavorazione che poi, specie se non trattati, vanno ad inquinare l’ambiente. Allo stesso modo, avremmo dovuto imparare da tempo che in Italia non è possibile amministrare la cosa pubblica senza generare tanti di quegli scarti della politica che alla fine bonificare l’ambiente da mazzette, corruzione, mafie e familismo sarà un’impresa impossibile o quantomeno disperata.

E allora, cari partiti di governo presenti e passati, visto che si avvicina il referendum e avete tanta voglia di trivellare, cominciate col trivellarvi la coscienza, piuttosto che rompere la palle parlando di coscienza e di libertà ogni volta che volete limitare le libertà dei singoli e delle minoranze. Altro che rispolverare la questione morale, sarebbe quello il vero giacimento da scoprire in Italia.

Saremmo tutti quanti un po’ più ricchi, e non solo economicamente.

Altro che petrolio!

Gianpiero Caldarella

La vie en green (pas rose)

Un presente fluorescente è l’anticamera di un futuro daltonico. O per dirla papale papale, se tutto è sfacciatamente verde, saremo condannati a non riconoscere più questo colore. Dove sono finite le auto inquinanti, la frutta chimica, gli indumenti decolorati, le plastiche ingombranti e tutti quegli oggetti e quelle abitudini che ci rendevano fieri di essere consumatori? E’ come se fossero spariti, inghiottiti da una religione che non ammette eresie. Qualunque prodotto venga pubblicizzato e messo in commercio, pure lo spazzolone del cesso, viene esaltato dal suo essere rispettoso dell’ambiente. Il bollino verde ha fottuto in curva quello blu della banana Chiquita. In effetti tira più un pelo di verde che una carrettata di buoi. Se poi il verde diventa green, allora anche il mondo si allarga trasformando il pianeta in un immenso campo da golf. Ha dda venì il grande green.

E noi nutriamo la speranza che i nostri gesti facciano la differenza, ma se la differenziata non decolla è sempre colpa del nostro vicino di casa, di strada, di città, di regione o di continente. La colpa è di chi abita allo Zen o a Napoli o in Cina. Non nostra, noi siamo differenziati, noi siamo la speranza, il verde che si espande a macchia d’olio continuando a consumare sempre di più. Però noi differenziamo. E se un giorno diverremo veramente daltonici, avremo comunque un vantaggio. Non vedremo più i sorci verdi.

Gianpiero Caldarella