Dal blog alle librerie

I lettori di questo blog conoscono già i “Frammenti di un discorso antimafioso”, sono nati proprio qui, nella loro prima stesura, certo erano un po’ di meno, ma l’idea c’era già tutta. Mi avete seguito durante la scrittura di questi frammenti che poi si sono ampliati, sono stati rivisti più volte, altri ne sono stati aggiunti, il lavoro si è poi arricchito con la prefazione del semiologo Gianfranco Marrone, con la postfazione del giornalista Sergio Nazzaro e la copertina del vignettista Mauro Biani. A loro va il mio grazie, ma non posso dimenticare di ringraziare anche voi che avete seguito e sostenuto questo lavoro a partire dalla sua genesi. Adesso, come vi dicevo, questi Frammenti hanno preso la forma di un libro (Navarra Editore, € 10) che ho già presentato un paio di volte e che sarà in distribuzione in libreria a partire dal 15 ottobre in Sicilia e a partire da novembre in Italia. Intanto ho anche creato una pagina facebook sul libro, che vi invito a seguire (se ne avete voglia) perché lì ho già iniziato a pubblicare e pubblicherò estratti del libro, recensioni, prossimi appuntamenti, pareri dei lettori, ecc. L’indirizzo della pagina fb è questo: https://www.facebook.com/frammenti.discorso.antimafioso, se vi aggrada non esitate a cliccare “mi piace”, a diffonderla, a farla conoscere agli amici o alle persone che pensate possano essere interessate. L’editoria è una bestia strana e Navarra Editore non è certo Mondadori o Rizzoli o Mondazzoli che dir si voglia. Si va avanti a piccoli passi, ma ognuno di questi è importante.

Alcuni di voi, sono sicuro, hanno già una copia in mano e l’hanno già letto e pertanto vi invito a scrivere cosa ne avete pensato di questa lettura, altri magari sono nelle condizioni di organizzare una presentazione nella loro città, cittadina, paese ecc. In tal caso non c’è che da mettersi in contatto e passare dalla teoria alla pratica. Intanto, visto che non posso io a parlarvi di questo libro, dato che sono parte in causa, vorrei iniziare col farvi leggere alcuni dei pareri fin qui raccolti.

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Fabio Sanfilippo: “Si capisce che quel simpaticone di Gianpiero Caldarella qualche cosa se l’è fatta imprestare da Roland Barthes ma quello che non si capisce – e anche per questo che vi dovete accattare e leggere iFrammenti di un discorso antimafioso – è che c’è tanto di Leonardo Sciascia in queste pagine. Poi siccome che Giampiero è maestro di satira qualche sorriso ci scappa pure in mezzo a tanto riflettere. Sorriso amaro però. Alla fine ci pensi e ci ripensi. Poi ci pensi ancora e ci ripensi. E ti dici che quasi quasi ti stavi scordando che in questo Paese la mafia ancora esiste. E l’antimafia. Quindi grazie Gianpiè.” (post pubblicato sulla pagina Fb del libro)

Antonino Cangemi:Quante sfaccettature ha oggi l’antimafia? E quante di esse si rivelano ambigue e sinistre? La maggior parte? Quante volte, nell’antimafia, prevalgono le parole sull’agire? È lecito chiederselo dinanzi a casi come quello di Helg e di tanti altri, simili e inquietanti.

Nel proliferare di commemorazioni e cortei animati da figure, e non di rado figuri, poco credibili il bla bla bla antimafioso è diventato una Babele indecifrabile e vuota. E il discorso antimafioso assomiglia a quello amoroso dissacrato da Roland Barthes: è fine a se stesso, sterile, enfatico nel suo conformistico armamentario linguistico.

Ecco perché appare attualissimo il recentissimo “Frammenti di un discorso antimafioso” di Giampiero Caldarella, edito da Navarra, che richiama nel titolo e nella struttura il celebre “Frammenti di un discorso amoroso” di Barthes, un libro, come altri capolavori (si pensi, ad esempio, al “Candido” di Voltaire) destinato a generare altri libri.

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“Nuovi Cooperanti padani”. Alberto da’ Tanzania

giussano

Altro che radici padane. La Lega Nord non disdegna le relazioni internazionali, basta spulciare sul sito del Parlamento europeo per vedere quali e quanti incarichi hanno i suoi deputati a Bruxelles. E poi nella storia recente di blasonati esponenti di quel partito non mancano le relazioni traffichine in Albania, in Tanzania… Tutto fa brodo nelle casse padane, purché viaggi in un aereo di prima classe.

La domanda sorge spontanea: MA IN PADANIA LO SANNO?

Marco Pinna e Gianpiero Caldarella

“Nuovi Cooperanti padani”. Salvini il Mongolo

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Altro che radici padane. La Lega Nord non disdegna le relazioni internazionali, basta spulciare sul sito del Parlamento europeo per vedere quali e quanti incarichi hanno i suoi deputati a Bruxelles. E poi nella storia recente di blasonati esponenti di quel partito non mancano le relazioni traffichine in Albania, in Tanzania… Tutto fa brodo nelle casse padane, purché viaggi in un aereo di prima classe.

La domanda sorge spontanea: MA IN PADANIA LO SANNO?

Marco Pinna e Gianpiero Caldarella

Taccio dunque ascolto. Voyeur o buongustaio della parola?

L’ascolto ci rende persone migliori? Domanda inutile o forse formulata male. La maggior parte di voi avranno già pensato: “dipende da cosa si ascolta o da chi si ascolta”. Ok, allora ipotizziamo per un momento di essere in un mondo ideale dove tutto ciò che si ascolta ha un senso, senza dare giudizi di valore, né buono né cattivo, né bello, né brutto, al di là dell’etica e dell’estetica. L’ascolto diventerebbe allora qualcosa di simile ad un interruttore, a un click che mette in “off” la propria parola. Per dirla in parole povere, quando si ascolta non si parla. In questa ipotetica situazione, il tempo dell’ascolto sarebbe quella cosa che ci permetterebbe di avere un equilibrio con il tempo della parola. Che è diverso dal tempo dell’espressione, anche l’ascolto può essere “espressivo”, a tratti emozionante, o distratto, o interessato o altre mille cose. In termini “tecnici”, cioè se entriamo nel campo delle teorie della comunicazione, l’ascolto è il tempo della “ricezione”. Per dirla in termini più “umani”, cosa che preferisco, ascoltare è l’equivalente di ricevere. Viceversa, parlare sarebbe l’equivalente del dare. Dare e ricevere, parlare e ascoltare, è chiaro anche a un bambino che dovrebbe esistere un equilibrio fra le due cose. Eppure tutti noi abbiamo fatto l’esperienza di essere circondati da persone che “non sanno ascoltare”, anzi, proprio non vogliono e lo dimostra il fatto che parlano senza sosta, di ogni cosa, spesso senza cognizione di causa e senza curarsi delle persone che hanno accanto. A prima vista potrebbe sembrare quasi un paradosso, come mai tanta voglia di “dare” in una società sempre più votata all’individualismo e all’indifferenza verso il prossimo? Forse perché -e lì crollano le teorie- il tempo della parola è sempre più narcisistico e ogni volta che ci si trova in situazioni di ascolto forzato, in cui si vorrebbe dire all’interlocutore: “per favore, cerca di tacere un po’, anche solo per cinque minuti”, si ha l’impressione che in realtà ti stiano succhiando non solo il tempo ma anche l’energia. Non si tratta più di dare e ricevere, ma di prendere, di forzare.

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Il piacere di ascoltare, di “ricevere” sembra scomparso, relegato alle situazioni “standardizzate”, come ad esempio l’ascolto di un concerto, o la visione di un film, e anche lì spesso c’è che non sa stare in silenzio. Cambiando senso, cioè spostandoci sulla visione, trionfa il voyeurismo, quella tendenza ad essere spettatori inerti di visioni che diventano sempre più sconce. Guardare senza essere visti, che sia in una camera da letto o davanti allo schermo di una tv che trasmette talk-show e notiziari “al passo con i tempi”, ci rende testimoni del vuoto di conoscenza che riempiamo con un’overdose di immagini. Video che abbassano sempre di più la soglia dell’imbarazzo, che eliminano del tutto la sensazione di essere complici di un sistema, prima ancora che testimoni.

Ad esempio, non sono pochi quelli che godono vedendo le immagini di un barcone affondato, e nella maggior parte dei casi non si tratta di persone che hanno avuto un’esperienza diretta di contatto con i migranti o che hanno a casa la collezione completa de “La difesa della razza”, di mussoliniana memoria. È successo che a forza di guardare solo certe immagini e ascoltare solo certe parole, hanno inteso che questa è l’unica interpretazione possibile del mondo. Due più due fa quattro. E questo è tutto, poi cosa significhi due e cosa significhi quattro non li riguarda. La matematica non è un’opinione, è vero. Questo lo sappiamo e lo sanno anche i voyeurs delle tragedie. Ma a questi ultimi hanno mai detto cos’è la matematica? Ci hanno mai riflettuto? Per arrivare a questo passo bisognerebbe chiudere gli occhi e restare in silenzio per un po’. Prendersi il tempo di ascoltare. Quasi un’eresia di questi tempi tempi, un’ingenuità imperdonabile. Un esempio per capire quanto ognuno di noi abbia sacrificato questa facoltà, sarebbe sufficiente prendere il mano il proprio smartphone e vedere quanti video e quante foto ci stanno dentro e poi vedere quanti files audio ci sono in memoria. Nella maggior parte dei casi, il microfono dello smartphone non è mai stato utilizzato. Il motivo? Pensiamo che il video (corredato dell’audio) ci dia qualcosa di più. Vera o falsa che sia questa asserzione, ciò che dimostra è che il troppo stroppia e storpia, distorce la realtà. Perché nella realtà tutti abbiamo fatto l’esperienza di ascoltare una musica chiudendo gli occhi e non l’abbiamo fatto perché avevamo il trapano del dentista davanti, ma per assaporarla meglio, per gustarla pienamente. E che dire della radio? In un mondo di “guardoni”, dovrebbe essere scomparsa da tempo, eppure sono in Italia ci sono milioni di persone che preferiscono la radio alla tv. Sono i “radioascoltatori”. Che anche se intervengono in diretta, non diventano “radioparlanti”, rimangono ascoltatori, cioè tacciono, anche se parlano. Da veri buongustai della parola.

Gianpiero Caldarella